8 Aprile 2008

di Fabrizio dell'Orefice

Salta da un convegno al Pontificio Consiglio per la Famiglia a un incontro con i candidati municipali a Tor Bella Monaca. Marcello Pera si sta giocando tutto o quasi in questa campagna elettorale. Costretto com'e' a vestire piu' panni sulla stessa scena. Il filosofo, l'amico del Papa, il senatore, l'ex presidente del Senato, il candidato semplice, l'uomo tra la gente.

Ma soprattutto è il capolista del Lazio, la regione in bilico per eccellenza. La regione determinante, la piu' determinante. Qui si decidera' la maggioranza del prossimo Senato. E dunque se ci sara' una maggioranza. Lui, Pera, e' il capolista del Pdl nel Lazio. Gira come una trottola come se la legge elettorale avesse ancora le preferenze. 
Nel suo ufficio al Senato rimette a posto le idee prima di andare al Parco dei Principi a incontrare i mangnifici cento di Giuseppe Consolo. Perche' questa e' una campagna elettorale un po' particolare perche' da queste parti la battaglia piu' che contro il Pd e' contro gli ex alleati. Casini, l'Udc, la si fa sui valori cristiani e quel "diavolo di Pier" (era alla guida della Camera quando lui siedeva sullo scranno piu' alto del Senato) che gli ha piazzato come capolista l'"amica del Papa", Alessandra Borghese. Ma anche Francesco Storace, il fuoriuscito di An, l'uomo di Destra, l'ex governatore del Lazio. Pera non si nasconde dietro un dito. "Chi temo di piu' tra i due? Be', sicuramente di piu' Storace della principessa Borghese che, con tutto il rispetto, mi pare meno insidiosa". E qui la voce prende il tono del rammarico. Pera premette: "Nemmeno sotto tortura riuscira' a farmi parlare male di Storace e di Daniela Santanche'. Le diro' di piu': Francesco mi e' simpatico. Sono avversari "per caso". Poi ragiona: "Avendo litigato con Gianfranco Fini, hanno fatto o dovuto fare un calcolo politico utilitaristico. Lo strappo di Storace non e' credibile. E' rimasto in An dopo che Fini ha definito il fascismo il "male assoluto". Ha fatto il ministro della Salute nel governo Berlusconi. La sua rivendicazione identitaria di oggi deriva da una comprensibile delusione e dall'interesse per un potenziale serbatoio di voti. Con un po' di buon senso in piu' sarebbero rimasti con noi". 
Ma buon senso da parte di chi? Di Fini? "Sicuramente da parte sua. Ma anche di Storace. Di tutt'e due. Anzi, di tutt'e tre. Ci metterei anche Berlusconi". Poi l'ex seconda carica dello Stato prende un attimo di respiro e cerca di riassumere: "Di certo, tutti potevamo lavorare di piu' per evitare la spaccatura che si e' creata. Dopo le elezioni credo che si dovrebbe lavorare per ricomporre la frattura". Come? Pera si fa quasi trachant: "Senta, inutile che ci giriamo attorno. Il 14 aprile Storace sara' al massimo consigliere comunale di Roma. Mi sembra un po' poco per lui. Inevitabilmente dovra' ripartire il dialogo". 
Pera ammette che quel giorno "il Pdl avra' una maggioranza sufficiente ma stretta al Senato. Storace e Casini avranno creato grossi problemi ottenendo un risultato per loro nullo o minimo. La loro sara' stata una corsa coraggiosa ma inutile". D'accordo, ma come finira'? Chi vincera' nel Lazio? Il Pdl o il Pd. E ora il capolista del centrodestra parla piu' piano, rallenta e misura le parole: "Abbiamo avuto una buona accoglienza, se dobbiamo formare il nostro giudizio sulla base di questi incontri possiamo essere fiduciosi". 
Insomma, tranquilli ma non sereni. Fiduciosi ma non sicuri. Per far riprendere Pera, farlo tornare pimpante basta un nome: Casini: "Ha fatto tutto da solo. Ha sbagliato tempi e modi per la leadership. Quando uno ha il 5% dei voti e un alleato come Berlusconi che ha il 35% non puo' pretendere di fare il capo della coalizione o del governo". Di lui Pera non sente la mancanza. Anzi: "L'unico contributo dell'Udc durante l'ultimo governo Berlusconi e' stata questa sciagurata legge elettorale voluta da Casini e Follini, un altro che, come De Mita, crede di essere il piu' intelligente di tutti e dispensa massime di sapienza politica buone per incartarci i cioccolatini". 
Problemi con Casini? "Innanzitutto auguri per il figlio Francesco. Con lui problema solo politico". 
Infine Pera mena fendenti contro il Pd: "I due senatori teodem li hanno tolti da Palazzo Madama, li hanno messi alla Camera e li hanno sostituiti con due senatori radicali. E poi il Pd fa paura come prima. Sono quelli del Pd che hanno fatto i Dico, volevano i matrimoni omosessuali, volevano l'eutanasia, l'identita' di genere, i finanziamenti per gli interventi sulle cellule staminali. E' bene che i cattolici ricordino chi sono prima di voltarli"