Vercelli, 15 novembre 2003

Discorso pronunciato all'inaugurazione del Centro Ricerche Cerutti

1. Porto il mio saluto e il mio augurio all''inaugurazione di questo splendido Centro Ricerche, che è un luogo di vita e di creazione, in un giorno che è invece di lutto per il nostro paese. Oggi accoglieremo le salme dei nostri militari uccisi dai terroristi in Iraq. Questo ci riempie di dolore e ci richiama a stringersi attorno al lutto delle famiglie, all''Arma dei Carabinieri, all''Esercito, alla bandiera italiana, sotto la cui insegna siamo andati in quel paese, sottoposto prima ad una spietata dittatura e flagellato adesso dal terrorismo.

I nostri militari non sono in Iraq per invaderlo, occuparlo, o sottometterlo. Su decisione del nostro Parlamento, sono in Iraq per portarvi la sicurezza, la libertà, la democrazia, cioè le prime condizioni essenziali della pace autentica. Consapevoli dei rischi, ma anche del fatto che una grande Nazione come l''Italia non può tirarsi indietro di fronte alle sue responsabilità internazionali.

Davanti alla tragedia di Nassyria, il paese intero si è comportato in modo esemplare per fierezza, dignità, consapevolezza, compostezza. Abbiamo dato grande prova di senso civile. Le famiglie dei caduti e i nostri soldati rimasti sul campo hanno avuto netta la sensazione che l''Italia è con loro. Questa compattezza dobbiamo mantenerla anche nei giorni a venire.

Il terrorismo internazionale è la grande minaccia con cui si è aperto il XXI secolo. Dopo l''11 settembre, ha subìto pesanti sconfitte. Non dobbiamo illuderci che la vittoria verrà a breve termine. Così come sarebbe illusorio credere che il terrorismo si fermi alle porte dell''Europa. I fatti provano il contrario. Il terrorismo minaccia tutti i popoli liberi e democratici, i nostri princìpi, i nostri valori, la nostra cultura, la nostra civiltà. Questa civiltà fatta di libertà, democrazia, giustizia, tolleranza, e benessere crescente – quale si costruisce in luoghi come questo – noi dobbiamo apprezzarla e difenderla. Soprattutto i paesi dell''Occidente devono raccogliere la sfida. Non possiamo ritirarci o alzare le mani. Più siamo determinati nei nostri ideali e uniti con i nostri alleati, più aumenteranno le nostre possibilità di successo.

2. Ho ricordato l''11 settembre. A quella data non è legato solo l''attacco del terrorismo all''America. Da essa dipende anche una situazione economica internazionale difficile.

Mi fa piacere dire qui che, nonostante quel tragico evento, il trend della Cerutti è positivo e in crescita, tanto che nel 2002 è stato aperto il nuovo Centro Ricerche di Vercelli destinato a potenziare l''attività del gruppo. È il segno che la produzione di eccellenza non teme crisi, né quelle legate alla instabilità internazionale, né quelle dovute alla concorrenza dei paesi emergenti. Questa è la risposta migliore contro la perdita di competività, sia delle singole aziende sia dell''intero sistema produttivo. Credo che siano due le cose che occorre fare. In primo luogo, occorre puntare sempre più sulle produzioni a valore aggiunto tecnologico e innovativo, dove il vantaggio di una mano d''opera a basso costo ma poco qualificata non è un fattore di concorrenza. In secondo luogo, occorre indurre i paesi della concorrenza sleale ad adeguare sempre più agli standard occidentali le loro legislazioni sul lavoro, in particolare quello minorile, sul rispetto dell''ambiente, sulle tutele sociali, sulla protezione della proprietà intellettuale.

Non credo che ci si debba preoccupare troppo se molte delle nostre produzioni a basso tenore tecnologico tendono a delocalizzarsi o a soccombere alla concorrenza dei paesi emergenti. Quello di cui più dovremmo preoccuparci è il livello del tasso di sostituzione di queste produzioni con frontiere produttive ad alto contenuto di ricerca.

Da questo punto di vista, preoccupa che l''Italia sia ancora assai in basso nella classifica degli investimenti per la ricerca, ma soprattutto preoccupa scoprire che quel non molto che viene investito è quasi tutto danaro pubblico, che di esso una quota consistente è assorbita da spese di personale, e che, in quanto ad investimenti privati nel settore, siamo gli ultimi nell''Occidente industrializzato. La consapevolezza che dobbiamo invertire la marcia è ormai diffusa e segni di diverse allocazioni delle risorse già si colgono. Dobbiamo accelerare. Per recuperare competitività, dobbiamo puntare sulla qualità, sulla specializzazione e sulla ricerca.

Ma dobbiamo lavorare anche sull''efficienza complessiva del paese. Stentiamo a comprendere che le riforme fanno sistema, si tengono e si rafforzano l''una con l''altra. È giusto che il mondo dell''impresa si batta per la riforma del mercato del lavoro o della previdenza o del welfare, ma non si può ignorare che l''assetto istituzionale del paese è incompiuto e anch''esso necessita di riforme.

Se il processo legislativo è lento e la produzione normativa farraginosa ed eccessiva; se il Parlamento è ancora a bicameralismo perfetto; se il potere del capo dell''esecutivo è sottoposto a infiniti condizionamenti e manca di una reale capacità di guida sulla coalizione di governo; se il complesso gioco delle competenze centrali e locali è affidato all''interpretazione e al conflitto; se la giustizia tarda a fare il suo corso e non è percepita come equa; se ..., se ..., se ..., allora la funzionalità del paese e la sua capacità di sviluppo nel mercato globale inevitabilmente diminuiscono.

Non si scambino questi temi per astrusità accademiche. Non è così. Le riforme costano, ma certe mancate riforme costano assai di più. Alla fine, un sistema istituzionale non efficiente rispecchia un sistema produttivo non competitivo. E quello che vale per l''Italia oggi può valere per l''Europa domani. Dobbiamo pensarci per tempo e provvedere.

Siamo un grande paese, abbiamo intelligenze, creatività, capacità. Questo Centro che oggi si inaugura ne è una testimonianza di eccellenza. Lo si deve ad un pioniere, ad una donna, ad una famiglia di imprenditori, a quei dirigenti, tecnici, e soprattutto a quelle maestranze che hanno voglia di fare, che sanno fare, che hanno l''orgoglio di fare. Soprattutto in un giorno come questo, prendiamo quell''orgoglio e trasformiamolo in un impegno. Non ho dubbi che lo farete. Auguri e grazie.