11 Luglio 2007

di Pierandrea Vanni

«Il Sismi è praticamente distrutto nella sua credibilità. Se si dovesse arrivare alla commissione d'inchiesta, allora avremmo la distruzione della Repubblica». Marcello Pera lancia l'allarme: «Stiamo dando dell'Italia uno spettacolo miserevole». Parole pesanti come pietre, anche perchè pronunciate dall'ex presidente del Senato, oggi parlamentare autorevole di Forza Italia. La sua analisi è sferzante e chiama in causa il rispetto dei ruoli istituzionali e dei rapporti tra i poteri dello Stato e il funzionamento del sistema democratico. Come a dire le fondamenta della Repubblica.

Senatore, possibile che si riproponga ancora una volta il tema drammatico dei servizi segreti deviati?
«In questa vicenda non ho visto nessuna particolare notizia di reati o deviazioni. In ogni caso se reati ci sono stati debbono essere perseguiti dai tribunali e non dal Consiglio superiore della magistratura. Non solo stiamo distruggendo i servizi, si agisce anche al di fuori dalla Costituzione e mi dispiace che il presidente Napolitano consenta al Csm, così come hanno fatto i suoi due predecessori, di discutere di cose che non sono di competenza del Consiglio».

Lo scontro è prima di tutto, e fortemente, politico.
«E' chiaro che la tregua tra maggioranza e opposizione che si era instaurata al momento delle intercettazioni sui desideri bancari di Fassino e di D'Alema si è interrotta e ciascuno è tornato in trincea. La guerra tra maggioranza e opposizione e tra poteri dello Stato è il suicidio della Repubblica. Come si fa a governare il Paese se la classe politica esaurisce se stessa in una lotta per bande? L'agonia del governo Prodi degrada le istituzioni».

In una situazione di scontro politico di nuovo al calor bianco la riforma elettorale è impensabile e il referendum appare come l'unica strada. Ma è davvero la soluzione al problema?
«Sono favorevole al referendum perchè non c'è la possibilità che il Parlamento faccia una legge nuova. Quella attuale è una legge perversa o una porcata, come la definì un esperto in materia, e allora non resta che il referendum. Mi spiace semmai che Forza Italia non si impegni adeguatamente su questo terreno. Per il resto la legge che risulterebbe in caso di vittoria al referendum fisserebbe dei limiti irriversibili in tema di maggioritario, bipolarismo e concentrazione dei partiti».

Il partito democratico va in quest'ultima direzione. Il centrodestra, al contrario, registra un'ulteriore frammentazione con l'addio di Storace ad An.
«Il centrodestra dovrebbe spingere, senza imitare la sinistra, ad un movimento di aggregazione. Ma questa legge elettorale continuerà ad avere un effetto moltiplicatore e disgregatore da una parte e dall'altra dello schieramento politico».