4 Aprile 2008

di Olga Mugnaini

"Cari giovani, quando farete il passo di costruire una famiglia pensate che non state mettendo insieme un'unione, ma che state realizzando un vero valore". L'ex presidente del Senato Marcello Pera, e capolista del Pdl sempre al Senato nel Lazio, non abbandona il suo impegno di filosofo e di studioso delle trasformazioni etiche e sociali della nostra epoca. E come tale oltre che da autore insieme al Papa del libro Senza radici è stato uno dei tre laici invitati a partecipare ieri alla XVIII assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, insieme al senatore a vita Giulio Andreotti e al professor Giorgio Campanini.

Presidente Pera, lei ha presentato una relazione su "Relativismo, liberalismo e crisi della famiglia". Ma è davvero cosí in crisi questa famiglia?
"Direi di sí. E tutto nasce dal proliferare di modelli della famiglia stessa, come se la famiglia potesse essere in diversi modi".

Beh, i tempi cambiano, forse anche la famiglia si adegua...
"Guardi, la proliferazione dei modelli non è un vantaggio ma una perdita grave. Famiglia di fatto, di prova, omosessuale, monoparentale, poligamica. Ormai c'è di tutto, e con molte varianti: con uno, due o più genitori, adozione, fecondazione omologa, eterologa, con utero in affitto o con qualunque altro strumento la scienza metta a disposizione per chi desidera figli. E invece, la famiglia è una cosa sola: l'unione esclusiva tra un uomo e una donna sancita da un rito religioso. Tutto il resto è altra cosa e non può avere lo stesso valore e gli stessi diritti".

E perchè secondo lei sta accadendo questo?
"Perchè stiamo attraversando una fase di profonda crisi morale che io attribuisco alla diffusione del relarivismo e alla crisi del liberalismo classico. Il relativismo forse non sarebbe bastato a far proliferare il concetto di famiglia, a trasformarlo e indebolirlo e, in generale, non sarebbe bastato a far esplodere ogni genere di pluralismo sociale e culturale, se ad esso non si fosse aggiunto un altro fattore, correlato ma distinto. Si tratta della crisi del liberalismo".

Scusi, ma non crede che nella crisi della famiglia ci sia anche il venir meno di certe ipocrisie, del presente come del passato?
"Ha ragione, le crisi familiari sono sempre esistite. Ma una cosa è il fallimento di un impegno, un'altra è creare unioni che sono associazioni di scopo, dal fare figli al soddisfare un'attrazione sessuale. La famiglia invece è una comunità morale e non ha scopi".

Nel Consiglio per la famiglia si è parlato anche del ruolo dei nonni, che va recuperato...
"Certo. Una volta la famiglia univa tre generazioni e sappiamo quanto fosse importante il ruolo dei nonni nell'educazione e nella trasmissione di valori e saggezza ai più giovani. Oggi non è più cosí, perchè è in atto anche una crisi sociale, oltre che morale".

Da dove si riparte?
"Per la crisi sociale si parte da provvedimenti di governo. Ci sono politiche di assistenza e di aiuto alle famiglie che si possono e si devono mettere in atto, dagli asili agli sgravi fiscali. E ora che siamo in campagna elettorale, noi politici dobbiamo assumerci questo impegno. Certo, non si può pensare che i giovani mettano su famiglia con mille euro al mese, bastano appena per i pannolini".

E per la crisi morale?
"Per quella i governi non possono nulla, serve un dibattito culturale ampio e approfondito, che riesca a recuperare la famiglia a quel ruolo di comunità morale ed etica che le spetta".

Resta il fatto che la famiglia non è un impegno facile.
"No. La costituzione di una famiglia è difficile e impegnativa, ma anche esaltante. Sposarsi e fare i figli è esaltante e non ci si deve fare distrarre dalle difficoltà".