10 Febbraio 2007

«Punto a costruire un polo conservatore e liberale. Conservatore sui principi e valori da mantenere, liberale sulle riforme da fare».

di Ugo Magri ROMA

«Nel centrodestra nessuno, almeno credo, recherà soccorso a Prodi sulle coppie di fatto», prevede Marcello Pera, ex presidente del Senato, alfiere dei conservatori liberali. Spiega: «Il governo ha prodotto un tale mostriciattolo giuridico che mette tutti in disaccordo. Era partito per tutelare le unioni omosessuali, ha finito per consacrare quelle tra nonno e nipotino, tra vecchietto e badante dell’Est. Il Dico attacca il matrimonio senza avere nemmeno la dignità dei veri Pacs».

Però lei, qualche giorno fa, aveva denunciato che in Forza Italia qualcuno stava cadendo in tentazione...

«E’ vero. Sentivo tra noi certe voci favorevoli al riconoscimento delle coppie di fatto. E mi sembravano indice di sbandamento».

 

Sbandamento su cosa?

«Sui valori. Sui principi. Sulla vera distinzione odierna tra la destra e la sinistra. Sulla ragione per cui facciamo politica. Non mi piace questa confusione, quando c’è di mezzo l’etica. E’ sbagliato che ogni parlamentare voti come gli pare».

 

Scusi, senatore, è stato o no Berlusconi a lasciare libertà di coscienza?

«Certo. Ma io non sono d’accordo. Una cosa è l’obiezione di coscienza individuale, legittima ci mancherebbe. Altra cosa è che un grande partito, come Forza Italia, rinunci a dare chiare indicazioni di voto ai suoi eletti ogni qualvolta ci si misura coi valori».

 

Però il Cavaliere di indicazione ne ha date. Per esempio, ha appena fatto quella uscita sui gay che «sono tutti dall’altra parte»...

«La battuta non è felice, perché il tema non è da Bagaglino. Sul matrimonio, sulla difesa della vita, sulla famiglia è in gioco la nostra identità. Se questi valori non sono difesi, rischiamo di non essere più credibili nemmeno sul resto».

 

Ma non c’era la laicità tra i vostri valori fondanti? Mica vorrà che tutti la pensino come Benedetto XVI...

«La laicità è una conquista, il laicismo è un’ideologia perversa. Io mi sento profondamente laico, e non per questo debbo essere per forza a favore dei Pacs, dell’eutanasia o della sperimentazione sulle cellule embrionali. Anzi, credo di essere un liberale proprio perché sono contrario a tutto ciò: il liberalismo è dottrina giudaico-cristiana. Una destra che tentenna, che rompe le righe al momento di scegliere, che è timida sulla difesa dei valori, mostra di essere diventata permeabile al laicismo di sinistra. E sa perché la sinistra, da comunista che era, è diventata laicista?».

 

Già, come mai?

«Perché è lo strumento per disgregare, oggi come ieri, la tradizione occidentale, la quale ha un’origine e un’identità cristiane. E sa per quale motivo questa sinistra è pure anti-americana?».

 

Lo dica lei, professore.

«Perché gli Stati Uniti conservano la loro forte impronta religiosa e intendono difenderla. Il fenomeno di una rinascita religiosa attecchisce anche da noi, perché ormai la nostra crisi è spaventosa. Qualche leader europeo se n’è reso conto. Sarkozy in Francia, ad esempio, non esita a coniugare la Repubblica con la religione, a costo di scandalizzare i conformisti e i laicisti francesi. E se ha successo anche fra gli intellettuali di sinistra qualcosa deve pur dire».

 

Torniamo a Forza Italia.

«Desidero sapere se pure noi siamo pronti a rivendicare la tradizione occidentale e cristiana. Se e come vogliamo opporci all’integralismo islamista. Se siamo contrari al multiculturalismo. Insomma, vorrei sapere in che cosa consista la nostra identità laica e non certo laicista. Chiedo che si discuta a fondo di valori. I circoli della libertà sarebbero la sede ideale per una discussione del genere. Basta fissare il centro attorno a cui devono circolare… staremo a vedere».

 

Berlusconi e Fini se ne infischiano?

«Lei vuol farmi polemizzare... Dico solo che forse non ci credono abbastanza. E avranno i loro motivi». Quali, per esempio? «Magari la preoccupazione di perdere fette di elettorato».

 

E’ un timore fondato?

«Secondo me, no. Anzi, è meglio darsi un’identità più forte. La mia esperienza in giro per l’Italia mi dice che la gente comprende meglio le posizioni chiare e nette e le apprezza di più. Non sottovalutiamo lo sconcerto e il timore che c’è in giro».

 

Altrimenti?

«Altrimenti finiremo per contrapporci alla sinistra soltanto su un punto in più o in meno di tasse. E sul resto, dai Pacs alla politica estera, saremo subalterni».

 

Come uscire da questo stallo?

«Io propongo ai leader e ai dirigenti del centrodestra di confrontarci apertamente e di definire una volta per tutte una carta d’identità e dei valori della nostra coalizione. Un grande dibattito politico non un manifestino di intellettuali».

 

Lei punta a creare un polo conservatore e liberale.

«Sì. Conservatore sui principi e valori da mantenere, liberale sulle riforme da fare».

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