Sabato 19 novembre, ore 11 presso il Centro Congressi Torino Incontra – Via Nino Costa, 8.

Sono intervenuti:

Enzo Ghigo, ex senatore ed ex presidente della Regione Piemonte

Marcello Pera, Presidente del Comitato Nazionale per il Referendum Costituzionale LiberiSì

Presenti anche Mariano Rabino, Roberto Marmo, Aldo Scarabosio, Tomaso Zanoletti, Ettore Paganelli e Monica Babbini.

Alcune riflessioni espesse dal presidente Pera nel corso dell'incontro...

“Noi che abbiamo creduto in Berlusconi non capiamo perché stia rinnegando la sua e la nostra storia, perché tradisca Forza Italia. Il motivo non riguarda la riforma ma è politico. Vuole mandare a casa Renzi per poi dare un appoggio a un nuovo governo Renzi indebolito: secondo me fa un grave errore”. 

“Questa posizione oltre a essere incoerente è rischiosa. Berlusconi ha mandato a carte quarantotto il Patto del Nazareno, si è pentito e ora sostiene il no per rientrare in qualche modo al Governo. Ma non ha calcolato che una vittoria del no consegnerebbe il centrodestra a Salvini e l’Italia a Grillo”.

“Noi liberali, democratici, laici non solo non dovremmo ammainare le nostre bandiere votando contro una riforma che va nella direzione che abbiamo sempre sostenuto, ma se lo facessimo saremmo corresponsabili di consegnare l’Italia al Movimento 5 Stelle”.

“Non voglio far correre al mio Paese il rischio greco solo perché voglio mandare a casa Renzi”.


“Sul governo Renzi lascio la parola ai cittadini quando ci saranno le elezioni. Ora però userei lo strumento del referendum per dare all’Italia un’opportunità”.


“Pensate che i mercati, quelli che davvero possono far saltare un governo all’indomani della vittoria del no avrebbero più fiducia nell’Italia? La crisi, quella strettamente politica sarebbe difficilissima. Ma quella che io temo maggiormente è la crisi economica e finanziaria. I mercati direbbero che il nostro Paese non è più meritevole di investimenti e andrebbero altrove”.


“Siamo un Paese a rischio, e le conseguenze di questo potrebbero essere gravissime. I miei amici greci, professori universitari come me, da un giorno all’altro non solo si sono trovati il bancomat chiuso, ma hanno rischiato di non vedere più pagati stipendi e pensioni”.

 

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