Diritti umani e cristianesimo

Quale prezzo il cristianesimo paga alla dottrina dei diritti umani? Può pagarlo? Se lo paga, aggiorna o trasforma il messaggio cristiano? E i diritti umani hanno un fondamento sicuro oppure sono l'ultimo illusorio assalto al cielo dell'uomo moderno che pensa di fare da sè, prescindendo da Dio? 

Diritti umani e cristianesimo

(con lettera introduttiva di Papa Benedetto XVI) 

Perché dovremmo dirci cristiani? Oggi siamo liberali, e perciò non c’è bisogno di rivolgersi al cristianesimo per giustificare i nostri diritti e libertà fondamentali. Siamo laici, e perciò possiamo considerare le fedi religiose come credenze private. Siamo moderni, e perciò crediamo che l’uomo debba farsi da sé, senza bisogno di guide che non derivino dalla sua propria ragione.

Questa Martinella ha rintoccato fino al 28 aprile 2006, quando è stato nominato il nuovo Presidente del Senato. Questo giustifica perché il volume contiene interventi oltre il 2005. Fino alla sera precedente, ero a Vienna per partecipare e contribuire ad un grande seminario Europa-Usa sul ruolo della religione nelle rispettive società organizzato dal cardinale Christoph Schönborn. E questo giustifica perché i temi della nostra identità, della crisi spirituale europea, dei rapporti della religione con la politica, ricoprano tanto spazio in questi scritti.

La crisi della nostra identità

1. Che cosa sta succedendo?

Religione e politica. Andava tutto bene, o così sembrava. Apparentemente, la coppia si era separata da secoli, entrambi si erano rifatta una vita propria, e nessuno dei due aveva più ricordo e voglia dell'altro.

La storia della separazione dice che, all'inizio, fu il cuius regio, eius religio, come convennero i prìncipi tedeschi con la pace di Augusta del 1555. Ma questo principio, che riconosceva solo ai governanti la libertà religiosa, non bastava ancora e, per migliorarlo, occorrevano nuovi sforzi.

Senza radici

"Soffia sull'Europa un brutto vento. SI tratta dell'idea che basta aspettare e i guai spariranno da soli, o che si può essere accondiscendenti anche con chi ci minaccia e potremo cavarcela. è lo stesso soffio del vento di Monaco del 1993"

Nell’intervento che apre questa raccolta, direttamente, e in altri, indirettamente, richiamo il tema delle conseguenze pratiche delle nostre filosofie. Non è questione accademica, Né è questione da poco.

“Filosofia”, in questo contesto, va intesa in due modi: Uno è quello di teoria compiuta ed espressa, concezione del mondo o di aspetti di esso, dispiegata e argomentata. L’altro è quello di intuizione non professata esplicitamente ma incorporata in atteggiamenti. Nel primo caso, la filosofia è un quadro concettuale articolato, nel secondo è un atteggiamento pratico manifestato. In entrambi i casi, è un punto di vista teorico che giustifica un’azione, una deliberazione, un provvedimento, oppure inquadra e trova una soluzione a un problema.

Noi in Europa e in Occidente

La martinella del 2002 rintocca sugli stessi temi del 2001. Forse è colpa dello strumento, che è monotonico, o di chi lo usa, che non consce altra musica. O forse le ragioi non sono cambiate.

I temi dello scorso anno furono l'Occidente, l'Europa, la nostra democrazia. Quest'anno, per non ripetermi troppo, ho cercato di affinare il punto di vista da cui inquadrare questi stessi temi.

Poiché un'introduzione non è il luogo per una ricapitolazione, ma se mai per una rimeditazione, non riassumerò qui i punti trattati più analiticamene negli interenti pubblicati di seguito. Rimediterò piuttosto sulla cornice filosofica.

Occidente, Europa, democrazia

Nell'Italia dei Comuni, issata sul carroccio, serviva per segnalare pericoli e veniva suonata alla vista dei nemici o durante una battaglia. Nella sua Nuova Cronica, Giovanni Villani la descrive così: «quando l'oste era bandita, uno mese dinanzi dove dovesse andare, si ponea una campana... e quella al continuo era sonata di dìe e di notte, e per grandigia di dare campo al nimico ov'era bandita l'oste, che s'apparecchiasse. E chi la chiamava martinella, e chi la campana degli asini».

Scienza e retorica

Non il metodo scientifico, bensi la retorica, è lo strumento mediante cui si ottengono le più grandi conquiste della scienza. L'esistenza di un metodo scientifico è smentita dal modo in cui si affermano nuove idee, questa accettazione dipende dall'esito di un dibattito, e quindi l'arte della retorica, tra scienziato, natura e comunità.

La Rana ambigua

Questo libro tratta di un episodio di storia della scienza - la controversia fra Luigi Galvani e Alessandro Volta sull'elettricità animale, la cui virulenza, al tempo in cui scoppiò (1791), fu paragonata alla tempesta che cominciava a sconvolgere la scena politica e sociale dell'Europa. Ma benché questo avvincente episodio sia storicamente circoscritto, esso è ancora attuale, sia perché il noccilo duro della controversia (vitalismo biologico contro materialismo fisico) è questione ancora dibattuta, sia perché la sua struttuta logica è un esempio di modello ricorrente.