Silvio Berlusconi, la profezia tragica di Marcello Pera: "Il prossimo leader di Forza Italia ha 12 anni"

di Elisa Calessi

Ma è proprio sicura che vogliamo parlare? Qui c' è solo da piangere...

Sicurissima. Partiamo subito: come vede Forza Italia?

«C' è una crisi che si aggrava e che purtroppo si sposa con la crisi omologa del Pd. E questo è un grande problema perché mancano all' appello due forze politiche moderate che potevano contrastare questo fenomeno di destra e dei grillini». (Marcello Pera, ex presidente del Senato, filosofo, è stato tra i fondatori di Forza Italia e senatore dal 1996).

Per venti anni Forza Italia e i vari partiti di sinistra sono stati l' architrave del sistema politico. Ora sia Fi che Pd sono marginali. Come mai? «Per la sinistra c' è sicuramente un problema europeo. È in crisi dappertutto, non ha parole adeguate alla nuova situazione. Per Fi la crisi è anteriore, deriva da una mancanza di definizione di un movimento che è rimasto prevalentemente berlusconiano».

Venerdì 4 maggio dalle ore 11 alle ore 13 nella Biblioteca Zambeccari del Liceo Ginnasio Luigi Galvani di Bologna, Marcello Pera è intervenuto al seminario sul tema "Perché non possiamo non dirci Cristiani". L'incontro è stato introdotto dallo studente Niccolò Babbini, rappresentante d'Istituto, sono seguiti i saluti della preside Giovanna Cantile e il prof. Zarelli ha moderato gli interventi.

In quale paese del mondo un Presidente della Repubblica riceve in un sol giorno più di venti “delegazioni” per indicare il capo di un governo di cui non avrà poi alcuna responsabilità? E il giorno dopo i resti dei partiti cosiddetti “maggiori”, divisi anch’essi in venti e in lotta con i rispettivi alleati? Quale altro paese si trova senza una legge elettorale alla vigilia di una votazione? Dove accade che una corte costituzionale decida di deliberare qual è la legge elettorale più adatta? E decida su una legge elettorale che è stata approvata ma mai applicata?

La campagna referendaria sta anteponendo il giudizio sul Governo alla discussione sulla riforma costituzionale. È un grave errore, perché si può essere all’opposizione e riconoscere che la riforma servirà alla stessa opposizione quando tornasse a governare. È il caso di ricordare che dei 180 voti favorevoli alla riforma nel voto finale al Senato, oltre 70 (il 40%) sono stati espressi da senatori non Pd e che la stessa Forza Italia ha votato a favore nelle prime letture, dissociandosi solo dopo l’elezione del Presidente della Repubblica.

Se la si guarda senza l’animo della polemica, la riforma ha innegabili vantaggi. In primo luogo, elimina quel bicameralismo perfetto che richiede che il governo abbia la fiducia, con la stessa maggioranza, in entrambe le camere. La storia recente mostra che questo risultato è difficile da ottenere, perché, in base alla Costituzione vigente, i deputati sono eletti “a suffragio universale” mentre i senatori sono eletti su “base regionale” dai soli elettori con più di 25 anni.

La lettera appello del presidente del Comitato nazionale LiberiSì Marcello Pera.