Marcello Pera: Appello a Lucca

Questa che lancio non è una richiesta di adesione ad un movimento o una lista.
È un appello che rivolgo a tutta la città.
È mia convinzione che Lucca sia entrata da tempo in una stagione di declino e che solo una rinascita della sua antica coscienza civile possa salvarla. La crisi non è soltanto esogena, anche se globalizzazione, dislocazione, immigrazione, fanno sentire anche da noi i loro effetti. La crisi non è soltanto economica, benché anche Lucca risenta del contesto nazionale di una mancata crescita che dura ormai da otto anni. Più propriamente, la crisi riguarda la creatività, la capacità di intrapresa, l’innovazione, la prontezza di risposta, la voglia di inventare, sfidare, fare da sé. In una parola sola: la crisi riguarda l’orgoglio cittadino. 
Là dove Lucca, nei secoli, è stata grande ora è debole e incerta, quasi rassegnata.
La politica non sta facendo la sua parte, perché i partiti politici non sanno più sentire, interpretare, guidare. Un esempio fra tutti: i partiti e gli amministratori dicono che dobbiamo promuovere la crescita, il turismo, la cultura, l’accoglienza. Ma poi subiscono e accettano tutto ciò che accade, il buono come il cattivo, in modo occasionale e senza progetti: dal concerto rock di grande successo alle chincaglierie cinesi, dal turista di cultura a quello frettoloso che passa e va senza che nessuno lo curi,dal rifacimento di fabbricati storici al loro abbandono senza uso, dal negozio o ristorante che cercano di riqualificarsi a tutti quelli in franchising che aprono e chiudono senza lasciare un segno. 

Cari amici,

in questi mesi abbiamo condotto insieme una battaglia complessa, per spiegare le necessità di un concreto cambiamento, necessario per il nostro paese. Incontro dopo incontro, in tante città italiane e all’estero, abbiamo raccontato i motivi che ci spingevano ad aderire con convinzione al progetto di riforma costituzionale, raccogliendo un consenso vastissimo all’interno di quell’area moderata e liberale che da tempo si spende a favore di riforme indispensabili per un reale passo avanti del nostro paese. Se è vero che l’Italia non cresce e non si ammoderna per colpa di una classe politica spesso inadeguata, è altrettanto e più vero che nessuna classe politica può far progredire l’Italia se è frenata da regole e istituzioni superate come molte di quelle previste dalla nostra costituzione. Come sempre, i liberali pensano che regole virtuose rendono i governanti più virtuosi o meno viziosi, non il contrario.

In quale paese del mondo un Presidente della Repubblica riceve in un sol giorno più di venti “delegazioni” per indicare il capo di un governo di cui non avrà poi alcuna responsabilità? E il giorno dopo i resti dei partiti cosiddetti “maggiori”, divisi anch’essi in venti e in lotta con i rispettivi alleati? Quale altro paese si trova senza una legge elettorale alla vigilia di una votazione? Dove accade che una corte costituzionale decida di deliberare qual è la legge elettorale più adatta? E decida su una legge elettorale che è stata approvata ma mai applicata?

La campagna referendaria sta anteponendo il giudizio sul Governo alla discussione sulla riforma costituzionale. È un grave errore, perché si può essere all’opposizione e riconoscere che la riforma servirà alla stessa opposizione quando tornasse a governare. È il caso di ricordare che dei 180 voti favorevoli alla riforma nel voto finale al Senato, oltre 70 (il 40%) sono stati espressi da senatori non Pd e che la stessa Forza Italia ha votato a favore nelle prime letture, dissociandosi solo dopo l’elezione del Presidente della Repubblica.

Se la si guarda senza l’animo della polemica, la riforma ha innegabili vantaggi. In primo luogo, elimina quel bicameralismo perfetto che richiede che il governo abbia la fiducia, con la stessa maggioranza, in entrambe le camere. La storia recente mostra che questo risultato è difficile da ottenere, perché, in base alla Costituzione vigente, i deputati sono eletti “a suffragio universale” mentre i senatori sono eletti su “base regionale” dai soli elettori con più di 25 anni.

La lettera appello del presidente del Comitato nazionale LiberiSì Marcello Pera.