Marcello Pera: Appello a Lucca

Questa che lancio non è una richiesta di adesione ad un movimento o una lista.
È un appello che rivolgo a tutta la città.
È mia convinzione che Lucca sia entrata da tempo in una stagione di declino e che solo una rinascita della sua antica coscienza civile possa salvarla. La crisi non è soltanto esogena, anche se globalizzazione, dislocazione, immigrazione, fanno sentire anche da noi i loro effetti. La crisi non è soltanto economica, benché anche Lucca risenta del contesto nazionale di una mancata crescita che dura ormai da otto anni. Più propriamente, la crisi riguarda la creatività, la capacità di intrapresa, l’innovazione, la prontezza di risposta, la voglia di inventare, sfidare, fare da sé. In una parola sola: la crisi riguarda l’orgoglio cittadino. 
Là dove Lucca, nei secoli, è stata grande ora è debole e incerta, quasi rassegnata.
La politica non sta facendo la sua parte, perché i partiti politici non sanno più sentire, interpretare, guidare. Un esempio fra tutti: i partiti e gli amministratori dicono che dobbiamo promuovere la crescita, il turismo, la cultura, l’accoglienza. Ma poi subiscono e accettano tutto ciò che accade, il buono come il cattivo, in modo occasionale e senza progetti: dal concerto rock di grande successo alle chincaglierie cinesi, dal turista di cultura a quello frettoloso che passa e va senza che nessuno lo curi,dal rifacimento di fabbricati storici al loro abbandono senza uso, dal negozio o ristorante che cercano di riqualificarsi a tutti quelli in franchising che aprono e chiudono senza lasciare un segno. 

Il degrado del decoro urbano rischia persino di lambire il costume cittadino (l’antico “garbo”).
Non è compito dei partiti e dell’amministrazione sostituire la società civile, ma è loro dovere aiutarla. La politica che da noi si pratica da anni va invece in senso contrario: freni, ostacoli, divieti, chiusure, mancanza di visione, totale assenza di coraggio. 
Lucca è diventata inerte e senza voce.
Un caso emblematico di inerzia è l’occasione largamente perduta di riqualificare la zona ovest del centro storico. Un caso scandaloso di mancanza di voce riguarda la mobilità. Si può andare da Lucca a Firenze o a Pisa, per collegarsi agli aeroporti e alle grandi linee ferroviarie, in tempi accettabili e in condizioni decenti? In treno, non si può, perché un treno non è una carrozzella angusta, scomoda, spesso insicura, che viaggia a lentezza ottocentesca su una sola rotaia. Ci si può muovere attorno alla città e può il traffico industriale superarla? No, perché le strade sono ormai imbuti e la grande tangenzialeè stata sacrificata alle resistenze ideologiche e localistiche, fino a scomparire di scena quando lo Stato ha cancellato i fondi. Eppure, su questi temi Lucca non si è fatta sentire dalla Regione Toscana, che ne ha la massima responsabilità. Si è consegnata senza ricevere niente in cambio. Quella stessa Regione che ci espropria dell’acqua e dei trasporti costruisce stazioni, sottopassi, viadotti,raddoppi, aeroporti, ma niente per l’utilità di Lucca. Peggio: 
La Regione rossa gioca ora lo scontro politicoRenzi-Rossi sulla pelle dei lucchesi e con l’acquiescenza dell’amministrazione lucchese.
Eccoci allora tornati al punto di partenza. Se i partiti di sinistra svendono Lucca, se i partiti di centro destra non sanno contrapporsi, se gli amministratori si arrendono al declino o badano solo al consenso, allora è arrivato il momento di dire che solo Lucca può salvare Lucca, solo lucchesi consapevoli della propria storia, orgogliosi dell’antica grandezza, convinti di potersi governare da sé e di ritornare protagonisti, possono ridare la carica alla città. 
Da qui il mio appello.
Esistono ancora a Lucca, giovani, donne, professionisti, imprenditori, esercenti, insegnati, intellettuali, uomini nuovi di ogni competenza, che vogliano partecipare alla rinascita della città? Che intendano discutere insieme un’agenda seria e fattibile? Che desiderino mettersi in gioco e dare un contributo collettivo, ciascuno con la propria vocazione? Che, se chiamati nelle prossime settimane a discutere di alcuni grandi temi — l’accessibilità della città, le infrastrutture, la sicurezza sociale, la cultura e il turismo — intendano partecipare con idee innovative e coraggiose, ciascuno per la propria parte?
Io credo di sì, e per questo ho fondato LiberaLucca: non per avere candidature o poltrone o rappresentanze o compensi, ma per offrire alla città un luogo e un servizio utili ad un esame collettivo di coscienza civica. A questo appello mi aspetto una reazione positiva. 
Lo ripeto: non chiedo un’iscrizione a LiberaLucca, ma una sottoscrizione di preoccupazioni e una discussione di proposte.Per LiberaLucca, senza alcuna discussione collettiva, è prematuro lanciare candidature o sostenereautocandidature, anche se dette “civiche”. Siamo nati per aiutare coloro che abbiano voglia di aiutarsi da sé.
Stiamo declinando, è vero, ma è quando il declino sembra inarrestabile che rispunta l’orgoglio.