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6 Febbraio 2009

Con Pera dubbi contemporanei al primo "Giovedì di Santa Marta" 
Laici, cristiani e il mondo in sfacelo. Due ore per invitare a leggere. E per riflettere. Uditorio col fiato sospeso, scrittori, cittadini, politici. Molti in piedi, attenti a non perdersi una parola. Come Giorgio La Malfa. Un fucina di idee, ieri, il primo dei "Giovedi' di Santa Marta", gli incontri nell'ex chiesa al Collegio Romano fortissimamente voluti dal ministro Bondi. 

Ogni settimana, un libro. Per suscitare dibattito e fermarsi un po' nell'interiorità. 
Con "Perchè dobbiamo dirci cristiani" di Marcello Pera facile l'input allo scambio di idee. Bondi fa gli onori di casa e subito chiarisce che al tavolo dei giovedi' non tutti pensano le stesse cose. Ha accanto l'autore del volume, e poi mons. Rino Fisichella, Carlo Lottieri, Pietro Barcellona. Il discorso spazia dalle ragioni della fede a quelle della storia. Pera ricorda che ci troviamo di fronte a una crisi di civiltà. Morale, economica. Concorda Barcellona: "L'uomo deve ristrutturarsi. Lo sfacelo viene dalla spiegazione scientista del mondo. Sentimenti, passioni, anche la libertà sono spiegati in termini di neuroni, microchip. Il dolore è sottomesso alla tecnologia. Che ha un potere che spiega ma non comprende. Ma con Pera dissento quando dice che liberalismo più cristianesimo è la via all'etica". Lottieri, liberista duro e puro, affronta il tema delle radici dell'Europa. Cristiane, si', in un continente segnato dal particolarismo. "L'unificazione politica europea è minaccia. Dovrebbero coglierla laici e cristiani". 

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