Un docente Usa ha scritto un articolo fingendo di essere un funzionario comunista cinese
Gli effetti geopolitici del virus
Hanno avvicinato il modello occidentale a quello cinese

di Marcello Pera

Questa storia della pandemia e della Cina non deve essere sottovalutata ma neppure deve essere equivocata.

Il problema serio non è virologico, epidemiologico e sanitario: come il virus sia nato (da un pipistrello o da un laboratorio), in che modo si sia diffuso o quando le autorità cinesi lo abbiano saputo e abbiano avvertito il resto del mondo (molto tardi).

Può stabilire le regole ma non può sicuramente sindacare sulle libere scelte dei cittadini

Inaccettabile lo Stato precettore

Questo governo dice: so bene io cosa è giusto per te

di Marcello Pera

 

Perché il nuovo decreto Conte solleva così tante proteste e malcontento? Perché è contraddittorio, incongruente, irragionevole. In una parola, è stupido.

Per esempio, io posso visitare mio fratello, ma non posso visitare mio padre che riposa in una tomba, anche se il cimitero sta lì accanto ed è vuoto.

Posso andare da mia sorella grande che abita a 200 chilometri, ma non dalla piccola, perché vive a due chilometri nella regione limitrofa.

Posso partecipare al funerale di un caro amico, purché siamo meno di 15, ma non alla celebrazione della messa in suffragio della sua anima.

Da mia suocera posso andarci, dalla mia amante, con la quale ogni volta che ci riesce siamo molto congiunti, non posso.

Marcello Pera - O, se vogliamo essere più gentili: «Il termine Unione è una bugia» (Romano)

L'Unione Europea è morta

Ecco perché il patriottismo europeo non poteva funzionare

di Marcello Pera

 

Caro direttore,

diciamoci la verità: l'Unione europea è morta o, se vogliamo essere più gentili, «il termine Unione è una bugia», come ha scritto Sergio Romano. Per le ragioni che Lei ha chiarito meravigliosamente, oggi c'è solo la Germania, con la Francia attaccata ai polpacci tedeschi a far finta di essere protagonista.

Ad ammazzare l'Unione ci hanno provato i sovranisti, ma ci sono riusciti gli europeisti, per come l'hanno disegnata prima e guidata poi.

Evitare che la democrazia si indebolisca

di Marcello Pera e Antonio Malaschini

 

Caro direttore, parallelamente alla diffusione del Covid-19, abbiamo avuto in Italia una proliferazione di norme. Se il primo fenomeno è preoccupante per la nostra salute, il secondo è allarmante per la nostra democrazia. Entrambi sono veleni in tessuto diversi, e non si dovrebbe prestare all'uno minore attenzione che all'altro.

Il fascismo è oggi identificato con Salvini, come ieri con Berlusconi e prima con Craxi

Chi non è comunista è fascista

Il sillogismo ha preso piede anche se è invece un sofisma

di Marcello Pera

 

Caro direttore, vorrei raccontarLe di quella volta che non diventai antifascista. Anche se la mia personale vicenda è del tutto irrilevante, penso che la lezione che se ne può trarre sia ancora di attualità, perché con l'antifascismo ci risiamo. Siamo tutti subissati di appelli contro la marea nera che monta e siamo tutti invitati a montare di guardia.

Andò così. Un giorno, sui diciassette anni, un compagno di scuola, ignorante di storia e di politica come me, ma convinto di saperla lunga, mi fa: tuo padre è stato partigiano? Imbarazzo, sconcerto e sgomento: no, ammisi, mio padre non è stato partigiano.

Ma tuo padre è comunista? No, confessai, mio padre non è neanche comunista. E quello: allora tuo padre non è un vero democratico. E me ne spiegò la ragione, con questo sillogismo: i comunisti sono antifascisti (infatti sono stati partigiani); gli antifascisti sono democratici; i comunisti sono democratici.

Conclusione: se volevo essere democratico dovevo essere antifascista, e se volevo essere antifascista dovevo essere comunista. Corollari: al momento opportuno, avrei dovuto votare per il Pci o i suoi alleati; intanto, avrei dovuto cantare Bella ciao o Fischia il vento; infine avrei dovuto riconoscere che, grazie ai partigiani e ai comunisti, che ci avevano liberati, noi avevamo una «costituzione antifascista».

Il cristianesimo dopo Bergoglio sarà un'altra cosa, più a buon mercato.

La cancellazione dell'Istituto Giovanni Paolo II interroga i "Christifideles laici". Il bastone e la misericordia

di Marcello Pera

Ragioniamo da laici nel senso oggi inteso, cioè da non credenti che ritengono che la religione e la chiesa siano e debbano essere separate dalla politica e dalla società civile e giuridica. Che cosa possiamo dire della cancellazione dell’Istituto Giovanni Paolo II voluta da Papa Francesco, “interposito” Paglia? Pressoché nulla. Se la chiesa è la comunità privata dei credenti in Cristo con leggi e statuti propri, allora per i laici il Papa che ne è il vertice ha diritto di fare ciò che meglio crede.