Un docente Usa ha scritto un articolo fingendo di essere un funzionario comunista cinese
Gli effetti geopolitici del virus
Hanno avvicinato il modello occidentale a quello cinese

di Marcello Pera

Questa storia della pandemia e della Cina non deve essere sottovalutata ma neppure deve essere equivocata.

Il problema serio non è virologico, epidemiologico e sanitario: come il virus sia nato (da un pipistrello o da un laboratorio), in che modo si sia diffuso o quando le autorità cinesi lo abbiano saputo e abbiano avvertito il resto del mondo (molto tardi).

Il problema non è neppure comunicazionale, ad esempio se l'Oms abbia a lungo tergiversato per compiacenza e interesse, cosa che già più o meno bene abbiamo capito. Piuttosto, il problema vero è geopolitico, e riguarda l'uso della pandemia da parte della Cina.

Qualche giorno fa, Jakub Grygiel (uno studioso serio di scienze politiche alla Catholic University di Washington e prima alla Johns Hopkins University sempre di Washington) si è inventato sulla National Review un'idea intelligente e spiritosa per richiamare la nostra attenzione su che cosa stanno facendo i cinesi con il Covid-19. Ha immaginato che un alto funzionario del partito comunista scrivesse una lettera a Xi Jinping per informarlo sui grandi vantaggi che l'epidemia offre alla Cina.

La sintesi del funzionario è questa: «Caro compagno Presidente, il coronavirus che attualmente circola per tutto il mondo offre alla Cina un'opportunità strategica unica.

Ci dà un vantaggio comparativo, grazie alla nostra abilità di ignorare le perdite. Impone ai nostri avversari dell'Occidente costi enormi e li rende simili a noi. Crea un precedente che in futuro possiamo usare a nostro vantaggio. La pandemia è una crisi che non dovremmo sprecare e che dovremmo usare per espandere la nostra influenza».

Rubo l'articolo di Grygiel perché è molto illuminante. Cominciamo dai fatti. Quanti morti ci sono stati in Cina? Spariamo una cifra alta: cinquantamila. Un'inezia rispetto alla popolazione e comunque un dato poco rilevante, perché il Partito non è stato neppure toccato. Comunque, come dice il funzionario, «noi abbiamo il controllo dell'informazione e nessuno saprà mai il numero dei nostri morti. La verità è quella che tu, compagno Presidente, decidi che sia».

All'opposto, in Occidente la crisi economica è enorme. E questo ci dà due vantaggi: «Primo, la tua decisione di riaprire l'economia, anche a Wuhan, ci consente di crescere economicamente mentre i nostri avversari cadono in recessione; secondo, molte aziende occidentali in difficoltà potranno sopravvivere solo se noi le aiutiamo finanziariamente, consentendoci così di occupare anche più aggressivamente la loro tecnologia e proprietà intellettuale». Senza contare i vantaggi militari: «gli Stati Uniti saranno riluttanti a organizzare esercitazioni militari su larga scala in Europa e in Asia con i loro alleati. Stanno anteponendo il distanziamento sociale all'efficienza militare».

E i vantaggi politici: «gli Stati occidentali si stanno modellando a nostra immagine, lodando la nostra velocità e efficienza nel rispondere con grande decisione all'esplosione del virus.

Anche se pubblicamente non lo riconoscono, adottano sembianze di potere statale che noi approviamo. Stanno già attuando con la polizia politiche di lockdown e zone rosse. E con l'aiuto delle loro aziende tecnologiche stano favorendo forme decise di sorveglianza per i prossimi mesi. E si sa che ci controlla l'informazione sanitaria della gente controlla la società».

Continuo a rubare l'articolo di Grygiel. «C'è un fatto anche più importante», scrive il supposto funzionario al presidente Xi. «In Occidente, hanno cominciato a considerare le chiese, compresa la potente nemica del nostro Partito, la chiesa cattolica, come non essenziali per la gente. I negozi di alimentari sono aperti, in Italia anche le librerie e le edicole, ma le chiese restano chiuse. Sono riusciti a fare con grande velocità e facilità ciò che a noi ha richiesto tanta violenza: l'espulsione della religione, oppio del popolo, dalla vita della gente».

Risultato: «benefici immediati a lungo termine per la Cina». C'è qualche politico in Occidente che intenda opporsi alla nostra strategia? Forse. Ma, per contrastarlo sul nascere, caro compagno Presidente, bisogna giocare d'anticipo, con tre tipi di iniziative. «Primo, tu dovresti sottolineare che la pandemia è una sfida globale che richiede soluzioni globali. Siccome questo è un argomento che in Occidente molti amano, il tuo messaggio deve essere che la Cina è un soggetto globale responsabile che aiuta il mondo a lottare contro un nemico invisibile. Devi essere audace nella sensibilizzazione globale». «Secondo, dovresti sviluppare una strategia per usare la crisi allo scopo di penetrare nelle società occidentali.

Dovremmo spingere con più forza il nostro 5G, per farne la spina dorsale della sorveglianza sanitaria. Devi essere generoso nell'offerta delle nostre tecnologie». Infine, «terzo, ricordati che negli anni prossimi abbiamo a disposizione un'arma potente. Basterà il riferimento ad una potenziale pandemia e l'Occidente chiuderà di nuovo».

Grygiel non parla di Trump, perché a lui sembra chiaro che, Trump o non Trump, la sfida cinese è seria e gravida di conseguenze. La Cina ha mire espansionistiche e imperiali, la guerra fredda con gli Usa è già cominciata, e niente esclude che non diventi calda, anche con un'amministrazione democratica (anzi).

Noi invece pensiamo che proprio Trump sia l'ostacolo e perciò, spensieratamente ci avviamo sulla via della seta, con il 5G, a braccetto di un amico tanto generoso da regalarci mascherine portate da individui con il bavero alzato e gli occhiali neri.

Siamo partner, mica alleati, dice il nostro ministro degli Esteri, con una sottigliezza che, detta da un cinquestelle in un paese in cui l'antiamericanismo è il latte materno della sinistra e la Cina un nuovo punto di riferimento della Chiesa, non promette niente di buono. Non vorremmo che, nella disperata ricerca di soldi, con l'acqua alla gola, il presidente Conte si indirizzasse verso qualche nuovo buon samaritano.

Grygiel è già stato profetico: non sapeva che già il ministro Boccia giudica «proposta intelligente, che merita attenzione» l'idea di far entrare lo Stato nelle aziende private. Un po' di soviet, un po' di Iri, un po' di decreti presidenziali e un po' di parlamento chiuso. Giusto a immagine della Cina.

Non sarebbe male se il presidente Conte, il cui governo l'altroieri una velina del Quirinale ha avvertito essere l'ultima spiaggia, ci rassicurasse almeno sulla nostra ferma collocazione occidentale. Perché, se proprio dobbiamo precipitare sul fondo, almeno che sia in mezzo all'Atlantico.

Leggi anche su ItaliaOggi