30 Luglio 2009

La degenerazione del nostro sistema democratico continua. E purtroppo continua anche la mancanza di consapevolezza della gravita' del fenomeno nonche' la mancanza di proposte per correggerlo. La questione riguarda gli equilibri istituzionali, quel delicato bilanciamento fra poteri senza il quale una democrazia fatalmente decade. In Italia siamo passati da una stagione in cui il parlamento contava tutto (la "cogestione") ad una in cui non conta pressochè nulla, e da una in cui gli organi istituzionali terzi erano disegnati quali poteri neutri (le "garanzie") ad una in cui giocano ruoli politici. Tutto questo nasce da una catena di sequestri, in cui l'uno trascina l'altro. 

Il primo anello della catena e' il sequestro dei parlamentari da parte dei partiti. Se la legge elettorale stabilisce, grazie al sistema della lista bloccata, che i parlamentari siano nominati dai partiti invece che eletti dai cittadini, e' inevitabile che essi perdano la propria autonomia e capacità di rappresentanza. Cio' genera uno squilibrio ulteriore, che e' il secondo anello della catena. I gruppi dei parlamentari di maggioranza vengono sequestrati dai loro rappresentanti dell'esecutivo e infine dal presidente del consiglio, anche perche' la stessa legge elettorale, sia pure in modo pasticciato, fa si' che di fatto egli risulti eletto direttamente. Segue percio' un terzo anello: sequestrato il gruppo di maggioranza da parte del premier, e' sequestrato anche l'intero parlamento da parte del governo. 
Ma non e' l'ultimo sequestro. Se il governo conta tutto, se viene meno la dialettica governo-parlamento, e se manca anche la dialettica partiti-parlamento, allora il sistema istituzionale automaticamente cerca le protesi adatte a correggere la propria degenerazione, alla maniera di uno zoppo che istintivamente cerca le grucce per correggere la propria andatura. Ma come uno zoppo che cammina resta uno zoppo, un sistema istituzionale che degenera resta degenerato. Le grucce ortopediche possono bens� consentire ad un uomo di stare in piedi, e le protesi istituzionali possono si' consentire ad un sistema democratico di tirare avanti, ma nell'uno e nell'altro caso la normalita' del funzionamento e' compromessa perche' l'equilibrio istituzionale del sistema e' trovato fuori dalla sua fisiologia. 
Questo e' il quarto, e per ora ultimo, anello della catena della nostra crisi. Gli interventi del presidente della repubblica sul governo e sui singoli ministri, preventivi o successivi alla promulgazione di leggi, possono essere giudicati politicamente come si crede, ma costituzionalmente non esprimono la normalità. E lo stesso vale per gli interventi del consiglio superiore della magistratura: nella costituzione non si trova traccia alcuna del potere di questo organo di esprimere, come esso ha scritto di recente, pareri "anche in ossequio ai rilievi effettuati dal Capo dello Stato", "nonche' sulla disciplina dei diritti fondamentali costituzionalmente previsti". 
Di fronte ai rilievi critici, gli interessati reagiscono o rivendicando la propria azione ("questo potere mi è consentito", "ci sono precedenti") oppure negando il fatto ("non e' vero che il consiglio della magistratura si e' espresso in materia costituzionale", "non è vero che il consiglio è la terza camera"). Ma e' una reazione difensiva, personale e d'ufficio, che non tocca la sostanza istituzionale della questione. Anzi, la aggrava, perche' fa passare per normalita' cio' che normale non e' piu'. Invece, la sostanza e' grave, perche' se il governo ha bisogno di appoggiarsi al presidente della repubblica, significa che il parlamento non e' piu' sovrano o non conta piu', e se il consiglio della magistratura, appoggiandosi anch'esso sul presidente della repubblica, esprime pareri di costituzionalita', significa che anche la corte costituzionale e' scavalcata o esautorata. 
Fare finta di niente non e' ne' saggio ne' utile, cosi' come non lo e' confidare sulle intenzioni a fin di bene di questo o quello. La catena dei sequestri della nostra democrazia, e la sua conseguente degenerazione, e' un dato obiettivo che deriva ben poco dalla volonta' virtuosa dell'uno o maliziosa dell'altro. Stringe e soffoca anche l'individuo meglio intenzionato, perche', quando il quadro istituzionale è improprio, anche i soggetti migliori svolgono ruoli impropri. 
La polemica politica quotidiana, la crisi economica, la situazione di perenne competizione elettorale, la denigrazione della "casta", i pettegolezzi e le questioni morali, le confessioni dei mafiosi e i terremoti, l'epidemia suina e gli incendi, i fondi al sud e i dialetti a nord: tutto questo e altro ancora distoglie oggi l'attenzione dal vero cuore della crisi. L'opinione pubblica avverte il disagio, come i parlamentari la loro scarsa utilita'. Ci si puo' riflettere?