30 gennaio 2007

Ma proibire non è discriminare

A favore dei pacs, o come altro si chiamino, si stanno diffondendo due argomenti ricattatori che si appellano ad altrettanti sacri princìpi, quello dell’uguaglianza e quello della non discriminazione, che nessuno ovviamente vuole mettere in discussione. I due argomenti sono sbagliati, ma siccome seducono come sirene conviene prestarci un po’ di attenzione. Il primo argomento dice: a coloro che vivono in coppia eterosessuale di fatto vengono oggi negati diritti che invece sono riconosciuti a quelli che sono regolarmente sposati, pur essendo, gli uni e gli altri, stabilmente conviventi, legati da forti legami affettivi e vincoli di solidarietà. Non è questa una disuguaglianza inaccettabile?

No, non lo è. È facile obiettare che le coppie di fatto sono quelle che consapevolmente rifiutano di coniugarsi con matrimonio religioso o civile e perciò consapevolmente rifiutano i diritti che ne conseguono. Se deliberatamente non vogliono il matrimonio, perché volerne i diritti? E se ne vogliono i diritti, perché rifiutare il matrimonio? E poi, quali diritti? Si dice: i diritti individuali. Ma se ci si riferisce anche solo a diritti come quelli di eredità e di reversibilitùà della pensione, è agevole obiettare che questi non sono diritti individuali assoluti, sono bensì diritti individuali derivati e subordinati, precisamente sono diritti che competono agli individui subordinatamente alla condizione di essere sposati.

Di conseguenza, attribuire ad un individuo in coppia di fatto gli stessi diritti che gli spettano in coppia di diritto significa equiparare le coppie di fatto al matrimonio. Ciò che non si può fare, perché è proprio il matrimonio ciò che quelli che si uniscono in coppia di fatto rifiutano. Qui non c’entra la disuguaglianza, c’entra la libera scelta. Se scegli un regime hai certi diritti e doveri, se ne scegli un altro non ne hai o ne hai di diversi. Ad esempio, se ti sposi devi prenderti cura del tuo coniuge; se ti unisci soltanto, puoi disinteressartene. Sta a te decidere, nessuno ti obbliga. Assai più capzioso ma altrettanto sbagliato è l’altro argomento invocato a favore dei pacs per le coppie omosessuali. Se un uomo e una donna possono unirsi di fatto e avere certi diritti, perché gli stessi diritti non dovrebbero spettare se a unirsi sono due uomini o due donne? Vogliamo forse discriminare gli individui rispetto alle tendenze sessuali? La risposta è: no, non vogliamo discriminare, vogliamo proibire.

E proibire è diverso da discriminare. Ad esempio, impedire ad un omosessuale di avere un lavoro, farsi un’istruzione, prestare servizio militare, è discriminare, ed è illecito (moralmente prima che giuridicamente). Ma vietare ad un omosessuale di sposarsi con un altro omosessuale (o, il che è lo stesso, unirsi a lui con gli stessi diritti del matrimonio o quasi) non è discriminare, bensì proibire. Allo stesso modo non si discrimina, ma si proibisce, se si vieta a chiunque di sposarsi con certi consanguinei o gli si proibisce (come, almeno per ora, è proibito) di unirsi in matrimonio con più di una persona (poligamia). Dunque nessuno intende togliere diritti individuali agli omosessuali, anzi, se ci sono alcuni diritti individuali di cui non godono è giusto che gli siano riconosciuti.

Ma, appunto, devono essere diritti autenticamente individuali, non diritti derivati dalla condizione matrimoniale, perché, se tali fossero, cadrebbero sotto la proibizione del matrimonio. Tirando le somme: le coppie eterosessuali di fatto, a loro scelta, possono diventare di diritto o restare di fatto, ma non possono restare di fatto e avere i diritti (tutti o alcuno) del matrimonio; le coppie omosessuali di fatto, a loro scelta, possono convivere, ma non possono, dalla convivenza, trarre i diritti (tutti o alcuni) che conseguono dal matrimonio. Siccome la situazione oggi è già così, non si capisce perché si dovrebbero introdurre altre leggi.

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