7 Settembre 2007


1. La crisi morale dell'Europa

Affronterò il nostro oggetto sollevando una domanda: che cosa sta accadendo in Europa? La mia risposta è quella stessa che George Weigel ha sostenuto più volte: una crisi morale di civiltà. Consideriamo la situazione.

L'Europa oggi sta portando avanti un altro di quegli esperimenti contro la sua propria storia cominciati con l'Illuminismo: costruire una società senza Dio. Il vecchio esperimento cercava di sostituire il Dio giudeo-cristiano con la dea della Ragione. Secondo il nuovo esperimento, Dio deve essere sostituito da nuove divinità, la democrazia, il liberalismo, la libertà individuale, lo Stato laico, eccetera. Benchè lo scopo sia lo stesso, i mezzi sono diversi.
Il vecchio Illuminismo usava il linguaggio dell'universalità: esistono un'unica, vera e universale ragione, scienza, morale, politica. Oggi il nuovo Illuminismo parla in termini di pluralità: ci sono, e devono esserci, molte culture, tradizioni, stili di vita, cornici concettuali, ciascuna con le sue proprie regole, standard, criteri, ciascuna con la sua propria dignità e il suo proprio valore, e ciascuna meritevole di rispetto quanto qualunque altra.
L'idea sottostante, tuttavia, non è cambiata: per l'uno e l'altro esperimento, Dio è morto comunque. E in effetti non può esserci posto per Dio nè se la religione deve essere confinata "nei limiti della sola ragione", nè se essa è un gioco linguistico da lasciare solo a coloro che desiderano ancora praticarlo. E anche il risultato dei due esperimenti è lo stesso: la separazione fra religione e politica, la scissione fra stato e chiesa, un fossato fra ciò che la tradizione dice e la neo-lingua sostiene, un effetto di alienazione nella vita della gente. In una parola, una crisi morale di civiltà.
L'Europa politica e delle èlites intellettuali oggi non è semplicemente secolare o agnostica o indifferente al fenomeno religioso. L'Europa oggi è anticristiana. Le prove sono molte e impressionanti e parlano da sè.
Quando l'Europa ha cercato di darsi una costituzione e ha elencato i princípi e valori su cui intende basarsi, si è rifiutata di menzionare la radice cristiana che ha ispirato quei valori.
Quando l'Europa ha esaminato un candidato italiano alla commissione europea lo ha bocciato perchè egli ha osato dire che la sua morale cristiana non gli consente di approvare il matrimonio omosessuale.
Quando l'Europa è stata attaccata dal fondamentalismo islamico perchè un giornale danese aveva pubblicato delle vignette satiriche sull'Islam, ha chiesto scusa, come mai fa quando la satira riguarda la religione cristiana.
Quando l'Europa è diventata bersaglio di aggressioni perchè Benedetto XVI aveva sostenuto nella sua lezione di Regensburg che il cristianesimo è la religione del Logos e non della spada, non ha reagito e ha lasciato solo il Papa.
Quando l'Europa esibisce o manda in scena i classici cristiani della sua cultura, dalla pittura al teatro alla musica, censura le opere per non offendere i non cristiani.
Non c'è da meravigliarsi se questa Europa ritira le truppe dall'Iraq, offre il dialogo a quegli stati che vogliono distruggere Israele, considera democratici i gruppi terroristici, si divide dall'America. 
Non solo il cristianesimo non è più il cemento dell'Europa; esso è considerato un ostacolo alla convivenza, un simbolo da nascondere in casa per il bene della tolleranza, una cultura come qualunque altra. In Francia, il crocifisso al collo è ancora ammesso, ma purchè di piccole dimensioni, come un monile di poco valore.
Molta gente reagisce ma l'esperimento illuministico di costruire una società senza Dio procede. L'Europa pensa che, una volta che le distinzioni religiose siano o eliminate o nascoste, sarà più facile costruire una comunità sovranazionale democratica, aperta e tollerante. Personalmente, ho un'opinione esattamente contraria. Credo che, in una società senza il senso religioso, la democrazia sia a rischio. Di più. Credo che, in una società senza il senso di Dio, la democrazia sia essa stessa un rischio. Cercherò qui di provare queste due tesi e di concludere avanzando una proposta.


2. Democracy at risk

Consideriamo ancora l'esperimento dell'Illuminismo. C'è una differenza importante fra quello vecchio e quello nuovo.
Il vecchio Illuminismo fu certamente antiecclesiastico, soprattutto contro la Chiesa di Roma, fu prevalentemente deista, ma raramente fu antireligioso. Esso fu un movimento di liberazione e emancipazione dell'uomo basato su una concezione ottimistica e espansiva della ragione, la quale avrebbe dovuto trionfare in ogni campo, inclusa la religione. Non a caso Kant scrisse "La religione nei limiti della sola ragione". Ma nè per Kant nè per i maggiori illuministi ciò significava che la ragione avrebbe sostituito la religione, piuttosto che la avrebbe "superata", cioè al tempo stesso assorbita e conservata in una cornice più ampia. Per l'Illuminismo, la ragione è antidogmatica ma non profana o pagana. La prova più stringente di ciò è data dal fatto che, quando l'Illuminismo fissò i suoi valori morali e politici fondamentali libertà, uguaglianza, fratellanza, tolleranza, e cosí via e quando poi questi valori furono incorporati nelle varie dichiarazioni dei diritti e di indipendenza, essi risultarono essere delle repliche laiche e razionali di valori cristiani. L'imperativo categorico di Kant è una regola cristiana, come tanti suoi concetti "laici" o "razionali", come "il regno dei fini", "il male radicale", eccetera. E la famosa frase all'inizio della Dichiarazione di indipendenza americana "Queste verità per noi sono autoevidenti, che tutti gli uomini sono stati creati uguali, eccetera" esprime anch'essa una verità cristiana.
Il nuovo Illuminismo la pensa diversamente e tradisce il vecchio, facendo due passi avanti. Il primo consiste nel trasformare la ragione in sola ragione scientifica. Il secondo consiste nel trasformare la ragione in uno stile di pensiero. Con il primo passo si esclude la dimensione religiosa dalla sfera della ragione. Con il secondo si riduce la religione a un relitto della storia o dell'evoluzione della specie umana.
Il primo passo conduce dal razionalismo allo scientismo. Quando pensatori come Richard Dawkins o Daniel Dennet considerano la religione superata o confutata dalla scienza, non avanzano propriamente una pretesa scientifica. Se uno prende la teoria di Darwin, la trasforma nel darwinismo, cerca di spiegare ogni comportamento umano in termini naturalistici e riduce ogni disposizione umana a reazioni utili a qualche pressione dell'ambiente circostante, chiaramente lascia il terreno della scienza sperimentale, cioè la fisica, e entra in uno diverso, quello della meta-fisica. Entrambi i giochi, ovviamente, sono liberi e uno può praticarli entrambi, ma non si possono mischiare, ancor meno si possono trasferire le regole dell'uno nel dominio dell'altro. Seguendo Darwin, si può dire che le facoltà umane, le inclinazioni, le emozioni, i sentimenti, risultano da vantaggi del cervello come risposte utili alla pressione ambientale. Questa può essere la fine della spiegazione scientifica. Ma non è la fine di tutto. Perchè spiegare come questi comportamenti sono nati non è lo stesso che spiegare quale è il loro significato. Più precisamente: spiegare non è conferire un senso.
Il secondo passo avanti del nuovo Illuminismo conduce dall'universalismo razionale all'etnocentrismo, e dal realismo morale al relativismo. 
Specialmente questo secondo passo avanti è una corsa verso il precipizio. I moderni illuministi vorrebbero essere liberali, democratici, egualitari, tolleranti al pari dei loro padri, e per niente al mondo rinuncerebbero alle conquiste politiche dell'Europa e dell'Occidente, ma non ne hanno gli strumenti concettuali. Il punto è questo: se la ragione è universale e se è "pratica", cioè non soltanto strumentale ma anche sostanziale, come il vecchio Illuminismo, in particolare kantiano, sosteneva, allora si può sperare che essa conduca a diritti universali (cioè validi per tutti) e fondamentali (cioè definitivi e non negoziabili); se invece la ragione è frammentata, come sostiene il nuovo Illuminismo, allora anche i diritti finiscono con l'essere spezzati e scomposti a seconda della geografia, dei gruppi, delle comunità, delle tradizioni.
Possiamo esprimere lo stesso concetto in termini diversi. Se non esiste, neppure come obiettivo finale, una essenza dell'uomo in quanto uomo a cui lo sviluppo morale ci può avvicinare, più di quanto non esista una realtà ultima della natura che il progresso scientifico può gradualmente scoprire, allora la verità morale circa l'uomo cosí come la verità scientifica circa la natura vanno perdute. Quello che un tempo era il diritto naturale razionale si decompone nei mille pezzi dei diritti comunitari culturali. Il multiculturalismo è una conseguenza tipica di questa frammentazione della ragione. E cosí pure lo sono le carte dei diritti distinte a seconda delle confessioni religiose, ad esempio la carta islamica.
E la democrazia? Siccome, secondo il nuovo Illuminismo, non c'è più una ragione universale che ne faccia un diritto universale, un bene in sè, essa diventa semplicemente un regime particolare fra molti altri regimi particolari, buono per una cultura ma non per un'altra. Cioè a dire, diventa una "forma di vita", un bene che si può godere dove c'è ma non promuovere o esportare dove non c'è. Questo è il rischio. In una società che la coltiva come un dono di Dio, la democrazia è un valore non negoziabile, in una società invece senza Dio, diventa un bene permutabile.
Questo rischio ha due aspetti. Il primo è che, una volta distaccata dalla natura dell'uomo, la democrazia non ha più fondamenti solidi e noi non sappiamo più come giustificarla, se non facendo riferimento a ragioni di utilità. Il secondo è che, non sapendo più come giustificarla, non siamo più neppure in grado di difenderla se siamo chiamati a farlo. La cultura del nuovo Illuminismo europeo oggi si trova esattamente in questa situazione. Questa è la ragione profonda per cui l'Europa non reagisce quando è attaccata e si oppone a qualunque politica di esportazione della democrazia. 


3. La democrazia come rischio

L'altro punto che intendo sollevare è che non solo oggi la democrazia è a rischio, ma che essa stessa è un rischio. Questo rischio fu ben visto da Giovanni Paolo II quando nella enciclica Centesimus annus parlò delle conseguenze perniciose della "alleanza fra democrazia e relativismo".
In linea di principio, questa alleanza è innaturale e concettualmente impossibile, perchè la democrazia è l'opposto del relativismo. Ciò che invece la rende possibile è esattamente il distacco della democrazia dal suo fondamento religioso. A causa di questo distacco, la democrazia è diventata solo una procedura, in concreto la regola della maggioranza in un'assemblea deliberativa. Essere democratici significa partecipare, discutere, votare e accettare la decisione prevalente. Da questo punto di vista, anche i gruppi terroristici possono essere democratici, e non è un caso se alcuni politici europei sostengono che occorre "dialogare" anche con i partiti armati, compresi quelli che hanno come obiettivo di distruggere altri popoli o stati: non sono forse stati eletti secondo una procedura legale e corretta? E dunque non sono forse anch'essi democratici?
Naturalmente, non è cosí, e naturalmente non tutto ciò che emerge dalla maggioranza di un'assemblea può essere considerato democratico. Democratico è colui che rispetta i diritti di tutti. Democratico è colui che riconosce che ciascun uomo è dotato di un valore intriseco. Democratico è colui che ritiene che la dignità della persona sia la sua essenza tipica. Per questo la democrazia crede nei valori universali dell'uomo. E per questo la democrazia è nata nell'Europa cristiana, cosí come la scienza moderna è figlia dell'Europa cristiana: perchè il modo migliore di scoprire una verità scientifica della natura è credere nel Dio cristiano che ha creato e dato ordine all'universo, e il modo migliore per scoprire una verità morale è credere nel Dio cristiano che ha generato l'uomo come un padre. 
Quando il Dio cristiano è negato, la democrazia è sia a rischio che un rischio. Il rischio è che la democrazia si converta nel suo opposto. Priva della fede che la nutre, la democrazia potrebbe ignorare che essa si basa su valori fondamentali e non negoziabili e perciò potrebbe decidere di considerare come un valore tutto ciò che una maggioranza, di volta in volta, decide. Questo è esattamente ciò che Giovanni Paolo II temeva e che purtroppo oggi sta accadendo.
Diamo un rapido sguardo alla nostra situazione. Il convento europeo passa di tutto: aborto, sperimentazione sugli embrioni, clonazione, eugenetica, eutanasia, poligamia, pedofilia. Ogni giorno una violazione di princípi cristiani, consumata con una corretta procedura democratica, viene presentata come un "progresso civile" o una "conquista di libertà". E ciò accade perchè, mancando il senso religioso di ciò che non è moralmente negoziabile, manca anche il senso del limite di ciò che non è politicamente accettabile. C'è da meravigliarsi se le nazioni che ancora conservano un forte senso religioso considerano l'Europa come una nuova dittatura?
Noi oggi siamo avvolti in una serie di contraddizioni. Cerchiamo più libertà e otteniamo più licenza. Desideriamo più tolleranza e produciamo più conflitti. Vogliamo essere più autonomi e ci rendiamo schiavi di un pensiero unico. C'è un rimedio a questo stato di cose?


4. The protection of the Logos

Concludo spendendo qualche parola su questo problema. Credo che Benedetto XVI abbia offerto a tutti, credenti e non, una soluzione possibile. 
Il Papa ritiene che la crisi morale dell'uomo moderno sia diffusa ma abbia il suo epicentro in Europa "L'Europa egli ha scritto in L'Europa di Benedetto (Cantagalli, Siena 2005) ha sviluppato una cultura che, in un modo prima d'ora sconosciuto all'umanità, esclude Dio dalla coscienza" (p.36). Oppure: "in Europa si è sviluppata una cultura che costituisce la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell'umanità" (p.37). Questo accade perchè, secondo il Papa, quella stessa cultura europea che fin dall'inizio aveva alleato la fede giudaico-cristiana con la ragione dei Greci, e da cui dipende molto della civiltà occidentale, sta ora cercando di sostituire Dio con la scienza e la vita religiosa con una concezione e una pratica laiciste. 
Il risultato complessivo è la "assolutizzazione di un pensare e di un vivere che si contrapppongono radicalmente, fra l'altro, alle altre culture storiche dell'umanità" (p.53). A coloro che temono lo scontro di civiltà il Papa ricorda che "la vera contrapposizione che caratterizza il mondo di oggi non è quella tra diverse culture religiose, ma quella tra la radicale emancipazione dell'uomo da Dio, dalle radici della vita, da una parte, e le grandi culture religiose dall'altra" (p.53). In altri termini, secondo il Papa oggi il gioco rischioso non è tra cristianesimo e islam, ma tra laicismo, da un lato, e cristianesimo, giudaismo, islam e ogni altra fede religiosa, dall'altro. E se mai ci sarà uno scontro di civiltà, la responsabailità principale ricadrà sullo scientismoo, che ci rende ciechi alla dimensione spirituale della vita, e il laicismo, che ci rende insensibili ai fondamenti religiosi della libertà.
Ciò che dovremmo fare non è un passo indietro. La vecchia alleanza tra fede e ragione, come pure i sogni del vecchio Illuminismo sono finiti per sempre. Piuttosto, dovremmo fare un passo avanti. "Nell'epoca dell'Illuminismo si è tentato di intendere e definire le norme morali essenziali dicendo che esse sarebbero valide etsi Deus non daretur, anche nel caso che Dio non esistesse. anche chi non riesce a trovare la via dell'accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita veluti si Deus daretur, come se Dio ci fosse" (pp. 61, 63).
Dal mio punto di vista, ciò è possibile perchè, a parte una tradizione storica, non c'è alcun bisogno nè di confinare la ragione umana nei limiti della sola ragione scientifica nè di frammentarla in una miriade di stili di vita incommensurabili. Sempre dal mio punto di vista, ciò è anche fattibile, perchè la ragione può ammettere e aprirsi anche a dimensioni diverse da quelle scientifiche. L'ipotesi di Dio più precisamente l'ipotesi del Dio cristiano ci chiede di allargare i confini del concetto scientifico di ragione, non di abbandonare gli standard migliori che la modernità ha conquistato. "Questo è un semplice rifiuto dell'illuminismo e della modernità? si chiede il Papa Assolutamente no. Il cristianesimo, fin dal principio, ha compreso se stesso come la religione del Logos, come la religione secondo ragione" (p.57).
Sono d'accordo. Una religione del Logos, o, per coloro che non si sentono ancora preparati, un Logos inteso, professato e praticato come una religione, è il miglior antidoto contro i rischi che la nostra libertà e democrazia oggi hanno di fronte.