L'ex presidente del Senato: «I decreti si fanno di notte, non si convocano le Camere. Un livello mai visto»

Con la scusa del Covid si uccide la Costituzione

Appello di Marcello Pera e un gruppo di intellettuali, da Becchi a Terzi

di Pietro De Leo

 

«"Tutti a casa" è rimedio salutare secondo i medici, ma veleno per le istituzioni. La pandemia sconvolge le nostre vite, cambia i nostri comportamenti quotidiani, colpisce i nostri affetti più consolidati, mortifica persino la nostra umana pietà. Ma non può uccidere le istituzioni». È, questo, il cuore di un appello che Marcello Pera, fiosofo della scienza, già presidente del Senato, ha lanciato assieme ad un gruppo di intellettuali.

Chiudere il Parlamento

Fare del Parlamento un bivacco di contagiati, parlano gli ex presidenti

"Neanche in tempo di guerra. Neanche con l'influenza asiatice", dice Pera. E Bertinotti: "Sarebbe da dementi".

di Salvatore Merlo

 

Roma. “Neanche in tempo di guerra si chiude il Parlamento”, dice Marcello Pera. E Fausto Bertinotti: “La democrazia non è una variabile, non può essere sospesa dalla paura del contagio”. Ma l’Italia politica, e le sue istituzioni, sono alle prese con una questione gigantesca, che in queste ore viene soppesata alla Camera e al Senato. “Chiudere il Parlamento” è un’espressione di per sé spaventosa, evocativa d’un passato tragico, e che pure viene maneggiata ormai senza cautela.

Cercando l’euro destra

Marcello Pera scruta, ma tra fallimento del berlusconismo e paure, vede solo un Salvini in cravatta

di Salvatore Merlo

 

Roma. “Una destra anti Salvini? Ma c’è già basta guardare bene”, dice con ironica suspense, “la destra europea e non sbracata è… Salvini”. E insomma non si sa bene se ci sia del fatalismo, del sarcasmo, o forse una speranza affidata alla beffarda sapienza del destino, ma Marcello Pera, filosofo, ex presidente del Senato nell’epoca d’oro del berlusconismo strapotente, dice che “il becerume è la superficie astuta di Salvini. Ma quando sarà abbastanza gonfio di voti e sicuro dei propri mezzi, quando inevitabilmente si separerà da Luigi Di Maio, allora vedrete che metterà la giacca e pure la cravatta. Raccoglierà tutta l’eredità di Silvio Berlusconi. Non solo i voti, ma pure il ceto politico. Vedo che in Europa la Lega già cerca un accordo con il Ppe. La metamorfosi ha da venire, ma non potrà che esserci”.

"Il partito unico del centrodestra è già nato, va solo formalizzato". Parla Marcello Pera.

La guida spetterà alla Lega. "Speriamo solo che assorba un pò di linfa liberale da Forza Italia".

di David Allegranti

Roma. Dice Marcello Pera, filososo, già presidente del Senato, che il partito unico di centrodestra c'è già nell'elettorato prima ancora che in parlamento e nelle sedi politiche. Va solo formalizzato. Resta però da capire quale sia l'effetiva identità del centrodestra oggi. "Un tempo l'identità del centrodestra era vagamente liberale. Adesso invece è assai più nazionalista. C'è solo da sperare che, assorbendo zone estese di Forza Italia, la Lega assorba anche una linfa liberale, ma al momento non è il caso.

«Il Papa fa politica e nel frattempo riforma la dottrina»

Il filosofo: "La Chiesa di Francesco è sbilanciata a favore del secolarismo. La pensa come i teologi della liberazione"

di Lorenzo Bertocchi

Parteciperà al convegno in programma a Roma sabato 7 alle ore 15 presso The church village (sala La rambla) in via di Torre Rossa. Un incontro che fin dal titolo, «Chiesa cattolica dove vai?», promette di parlare con parresia.