Il "federatore" Pera

Marcello Pera: "Evviva la federazione del centrodestra. Salvini, credetemi, è serio".

"La Federazione? Evviva. Salvini è cambiato. Il Cav. rimane il più bravo". Parla il padre di FI

di Carmelo Caruso

 

Roma. All’università del professor Pera pensano che la mossa di Silvio Berlusconi sia una buona mossa. Ma all’università liberale del presidente emerito del Senato non piace la parola “collaborazione”. Ah no? “Devo dire di no”. Ma non ha appena detto che si tratta di una buona mossa? “E’ buona perché mette in difficoltà il governo su temi cruciali. Esempio: quale strategia economica avere dopo il virus? Come ripartire? In questo modo FI stana la maggioranza. Ma non chiamatela collaborazione. Qui siamo di fronte a un’offerta circoscritta d’aiuto”

Marcello Pera: "Dio esiste, ma Bergoglio non lo vede più. Ormai vicini a uno scisma"

di Aldo Grandi

 

Il professor Marcello Pera, ex presidente del Senato, in questa interSvista esclusiva affronta la crisi dell'Occidente, la decapitazione di Samuel Paty a Parigi, l'incedere dell'Islam, l'"apostasia" di papa Bergoglio, gli italiani e il Covid, l'ipocrisia delle classi dirigenti progressiste e la dissoluzione della famiglia naturale:

Marcello Pera: «Il sogno liberale ha mercato. Così Salvini può realizzarlo»

di Federico Novella

 

Il neoconsigliere della Lega: «Alle imprese offrirei più rischi e meno sussidi in cambio di tagli alle tasse. Il sovranismo ha ragioni serie, ma non si governa l'Italia contro la UE».

Jole Santelli, addio alla governatrice amata da tutti. Marcello Pera: "Era la mia maestra"

di Pietro De Leo

 

“Una grande donna, una grande donna calabrese con un enorme senso del dovere”. Un affranto Marcello Pera, già Presidente del Senato e tra i protagonisti dell’epoca più luminosa di Forza Italia, definisce così, al telefono con il Tempo, la figura di Jole Santelli. E’ sera, e per tutto il giorno si sono rincorsi i messaggi e le dichiarazioni bipartisan di commiato per la scomparsa della Presidente della Calabria. Il nome di Pera richiama all’inizio del percorso politico di Jole Santelli, al momento in cui mosse i primi passi nell’universo azzurro.

UN CAFFÈ CON PERA

Pera scommette sul leader: «Tutto è come vent’anni fa. A Salvini ho detto di riprendere la nostra agenda per l’Italia»

Il filosofo: in Europa si deve stare con le forze di governo. Il sovranismo va ridefinito.Il Ppe sarebbe una scorciatoia ma non si può chiedere a Salvini un’inversione a U in pochi mesi

di Antonio Polito

 

Diciannove anni dopo, uno dei mitici «professori» di Forza Italia ha ripreso a macinare idee, ma stavolta per Salvini, che sembra tenerne conto.
Come ci è arrivato, da Popper al Papeete? «Galeotta fu Francesca Verdini. La conosco da quando era uno scricciolo biondo. Così nel dicembre dell’anno scorso organizzai un convegno a Roma sull’Europa, e chiesi al padre Denis di invitare Salvini. Lui venne, dopo ci parlammo a lungo in privato, si è creato un ottimo rapporto. Un mese fa ho votato per la Ceccardi in Toscana».

Parla l'ex Presidente del Senato

Pera: “L’UE? Una banca, una impresa di assicurazioni e un istituto dove prendere soldi ma nessuna identità”

di Samuele Cecotti

Presidente, l’arcivescovo Crepaldi ha parlato di una UE “morta per coronavirus”, Ella ha invece retrodatato il decesso considerando il virus solo come ciò che tale (già avvenuta) morte ha manifestato. Chi ha ucciso l’UE? Di cosa e quando è morta?

Credo che nella sostanza siamo d’accordo. Senza il coronavirus non ci sarebbe stato il certificato di decesso dell’Unione Europea. Lì si è visto che l’Unione non è uno Stato federale né confederale, come è noto, ma neppure una comunità, perché non si fa carico delle difficoltà che colpiscono i suoi membri e alcuni in modo particolare. Piuttosto, è emersa la volontà egemonica di alcuni Stati di dettare le regole agli altri. Esattamente come accadde con la Grecia, solo che stavolta l’evento è stato meno cruento. Osservo poi che sono stati proprio gli europeisti, quelli che si portano sempre al petto la medaglia d’onore e si danno pacche sulle spalle di autocompiacimento, a rompere il giocattolo. Nel migliore dei casi, hanno trasformato l’Unione in una banca, un’impresa di assicurazione, un istituto che presta soldi e che ciascuno poi si strozzi quando deve restituirli. Non avendo mai messo in gioco la sua identità e il suo destino, l’Europa alla prima prova seria e drammatica si è sciolta. Un’accozzaglia di Stati che stanno insieme se fa comodo, che si osteggiano per lo più, sul coronavirus oggi, come ieri sull’islam e l’immigrazione.