Parla l'ex Presidente del Senato

Pera: “L’UE? Una banca, una impresa di assicurazioni e un istituto dove prendere soldi ma nessuna identità”

di Samuele Cecotti

Presidente, l’arcivescovo Crepaldi ha parlato di una UE “morta per coronavirus”, Ella ha invece retrodatato il decesso considerando il virus solo come ciò che tale (già avvenuta) morte ha manifestato. Chi ha ucciso l’UE? Di cosa e quando è morta?

Credo che nella sostanza siamo d’accordo. Senza il coronavirus non ci sarebbe stato il certificato di decesso dell’Unione Europea. Lì si è visto che l’Unione non è uno Stato federale né confederale, come è noto, ma neppure una comunità, perché non si fa carico delle difficoltà che colpiscono i suoi membri e alcuni in modo particolare. Piuttosto, è emersa la volontà egemonica di alcuni Stati di dettare le regole agli altri. Esattamente come accadde con la Grecia, solo che stavolta l’evento è stato meno cruento. Osservo poi che sono stati proprio gli europeisti, quelli che si portano sempre al petto la medaglia d’onore e si danno pacche sulle spalle di autocompiacimento, a rompere il giocattolo. Nel migliore dei casi, hanno trasformato l’Unione in una banca, un’impresa di assicurazione, un istituto che presta soldi e che ciascuno poi si strozzi quando deve restituirli. Non avendo mai messo in gioco la sua identità e il suo destino, l’Europa alla prima prova seria e drammatica si è sciolta. Un’accozzaglia di Stati che stanno insieme se fa comodo, che si osteggiano per lo più, sul coronavirus oggi, come ieri sull’islam e l’immigrazione. 

L'ex presidente del Senato: «I decreti si fanno di notte, non si convocano le Camere. Un livello mai visto»

Con la scusa del Covid si uccide la Costituzione

Appello di Marcello Pera e un gruppo di intellettuali, da Becchi a Terzi

di Pietro De Leo

 

«"Tutti a casa" è rimedio salutare secondo i medici, ma veleno per le istituzioni. La pandemia sconvolge le nostre vite, cambia i nostri comportamenti quotidiani, colpisce i nostri affetti più consolidati, mortifica persino la nostra umana pietà. Ma non può uccidere le istituzioni». È, questo, il cuore di un appello che Marcello Pera, fiosofo della scienza, già presidente del Senato, ha lanciato assieme ad un gruppo di intellettuali.

Chiudere il Parlamento

Fare del Parlamento un bivacco di contagiati, parlano gli ex presidenti

"Neanche in tempo di guerra. Neanche con l'influenza asiatice", dice Pera. E Bertinotti: "Sarebbe da dementi".

di Salvatore Merlo

 

Roma. “Neanche in tempo di guerra si chiude il Parlamento”, dice Marcello Pera. E Fausto Bertinotti: “La democrazia non è una variabile, non può essere sospesa dalla paura del contagio”. Ma l’Italia politica, e le sue istituzioni, sono alle prese con una questione gigantesca, che in queste ore viene soppesata alla Camera e al Senato. “Chiudere il Parlamento” è un’espressione di per sé spaventosa, evocativa d’un passato tragico, e che pure viene maneggiata ormai senza cautela.

Cercando l’euro destra

Marcello Pera scruta, ma tra fallimento del berlusconismo e paure, vede solo un Salvini in cravatta

di Salvatore Merlo

 

Roma. “Una destra anti Salvini? Ma c’è già basta guardare bene”, dice con ironica suspense, “la destra europea e non sbracata è… Salvini”. E insomma non si sa bene se ci sia del fatalismo, del sarcasmo, o forse una speranza affidata alla beffarda sapienza del destino, ma Marcello Pera, filosofo, ex presidente del Senato nell’epoca d’oro del berlusconismo strapotente, dice che “il becerume è la superficie astuta di Salvini. Ma quando sarà abbastanza gonfio di voti e sicuro dei propri mezzi, quando inevitabilmente si separerà da Luigi Di Maio, allora vedrete che metterà la giacca e pure la cravatta. Raccoglierà tutta l’eredità di Silvio Berlusconi. Non solo i voti, ma pure il ceto politico. Vedo che in Europa la Lega già cerca un accordo con il Ppe. La metamorfosi ha da venire, ma non potrà che esserci”.

"Il partito unico del centrodestra è già nato, va solo formalizzato". Parla Marcello Pera.

La guida spetterà alla Lega. "Speriamo solo che assorba un pò di linfa liberale da Forza Italia".

di David Allegranti

Roma. Dice Marcello Pera, filososo, già presidente del Senato, che il partito unico di centrodestra c'è già nell'elettorato prima ancora che in parlamento e nelle sedi politiche. Va solo formalizzato. Resta però da capire quale sia l'effetiva identità del centrodestra oggi. "Un tempo l'identità del centrodestra era vagamente liberale. Adesso invece è assai più nazionalista. C'è solo da sperare che, assorbendo zone estese di Forza Italia, la Lega assorba anche una linfa liberale, ma al momento non è il caso.