«Due gravi incoerenze di Berlusconi nelle dichiarazioni al Corriere della Sera significano che non sa ancora quali pesci pigliare. Per ora, li prende entrambi per la coda».

Così Marcello Pera, presidente del comitato nazionale LiberiSì in sostegno della riforma costituzionale.

Dichiaraze del presidente Pera “Nel 1994, Berlusconi sconfisse la gioiosa macchina da guerra di Occhetto, D’Alema, Bersani, oggi dovrebbe impegnarsi a battere anche la riedizione lugubre di Grillo, D’Alema, Salvini. Invece sembra confondersi mestamente con loro”. Lo ha dichiarato Marcello Pera, presidente di LiberiSì.

Corriere.it: Referendum, il gioco delle parti attorno alle urne
Cacciari dice Sì nonostante la riforma faccia «schifo», Urbani «per disperazione» Poi ci sono «quelli che No» solo per battere Renzi

di Tommaso Labate

«Diciamocela tutta. Io voto Sì, ma per disperazione». A onor del vero, la traccia più evidente del Sì referendario del professor Giuliano Urbani, che l’altro giorno si è sottoposto al confronto di #Corrierelive con la vicepresidente dei Comitati per il No Anna Falcone, stava appuntata sul bavero della giacca. Una gigantesca spilla bianca con la scritta «Liberi Sì», per grandezza più simile alle coccarde della prima Forza Italia che alle spillette tradizionali. Il resto era quasi un elenco di doglianze di quello che non va, nel referendum.

Il fascismo è oggi identificato con Salvini, come ieri con Berlusconi e prima con Craxi

Chi non è comunista è fascista

Il sillogismo ha preso piede anche se è invece un sofisma

di Marcello Pera

 

Caro direttore, vorrei raccontarLe di quella volta che non diventai antifascista. Anche se la mia personale vicenda è del tutto irrilevante, penso che la lezione che se ne può trarre sia ancora di attualità, perché con l'antifascismo ci risiamo. Siamo tutti subissati di appelli contro la marea nera che monta e siamo tutti invitati a montare di guardia.

Andò così. Un giorno, sui diciassette anni, un compagno di scuola, ignorante di storia e di politica come me, ma convinto di saperla lunga, mi fa: tuo padre è stato partigiano? Imbarazzo, sconcerto e sgomento: no, ammisi, mio padre non è stato partigiano.

Ma tuo padre è comunista? No, confessai, mio padre non è neanche comunista. E quello: allora tuo padre non è un vero democratico. E me ne spiegò la ragione, con questo sillogismo: i comunisti sono antifascisti (infatti sono stati partigiani); gli antifascisti sono democratici; i comunisti sono democratici.

Conclusione: se volevo essere democratico dovevo essere antifascista, e se volevo essere antifascista dovevo essere comunista. Corollari: al momento opportuno, avrei dovuto votare per il Pci o i suoi alleati; intanto, avrei dovuto cantare Bella ciao o Fischia il vento; infine avrei dovuto riconoscere che, grazie ai partigiani e ai comunisti, che ci avevano liberati, noi avevamo una «costituzione antifascista».

Il cristianesimo dopo Bergoglio sarà un'altra cosa, più a buon mercato.

La cancellazione dell'Istituto Giovanni Paolo II interroga i "Christifideles laici". Il bastone e la misericordia

di Marcello Pera

Ragioniamo da laici nel senso oggi inteso, cioè da non credenti che ritengono che la religione e la chiesa siano e debbano essere separate dalla politica e dalla società civile e giuridica. Che cosa possiamo dire della cancellazione dell’Istituto Giovanni Paolo II voluta da Papa Francesco, “interposito” Paglia? Pressoché nulla. Se la chiesa è la comunità privata dei credenti in Cristo con leggi e statuti propri, allora per i laici il Papa che ne è il vertice ha diritto di fare ciò che meglio crede.

La sofferenza insensata di un occidente progredito, ma rimasto senza Dio

Da Marx a Hegel: la conoscenza come teofania. Un libro

di Marcello Pera

 

Fra i grandi problemi filosofici, quello del progresso è fra i meno trattabili. Anche nei contesti meglio definiti e apparentemente più appropriati, quelli della scienza, la questione non è chiara. Nessuno dubita che la conoscenza scientifica progredisca, che oggi ne sappiamo più e meglio di ieri. Ma se ci si chiede come e perché, questa idea si fa analiticamente opaca. La scienza progredisce secondo il modello della espansione, alla maniera delle onde concentriche in uno stagno, in cui di volta in volta i cerchi esterni (le nuove conoscenze) contengono quelli interni (i risultati acquisiti)? Oppure la scienza progredisce secondo il modello dell’approfondimento, alla maniera dei gironi infernali danteschi a forma di cono rovesciato, in cui il successivo va più in profondità del precedente?