17 agosto 2006 

Libero Come vincere lo scontro con l'islam

Caro direttore, avrà anche Lei notato che la recente intervista concessa da Benedetto XVI alla Radio Vaticana e a tre televisioni tedesche non ha avuto da noi particolari reazioni. Pochi i commenti, nessuna reazione di esponenti della cultura, nessuna parola da parte dei leader politici. In particolare, ciò che stupisce di più è il silenzio degli esponenti del centrodestra, oggi apparente mente più impegnati in deprimenti baruffe personali o su temi spiccioli, che non su quelle questioni di fondo da cui dipende la loro vera identità, la loro unità di azione, e anche la loro possibilità di tornare a governare, dopo che hanno sciupato la migliore occasione che la storia abbia ad essi offerto. Eppure, schieramenti politici a parte, Lei concorderà con me che proprio il discorso dell'identità «della cornice di princìpi e valori a cui ancorare l'azione politica», è il più sentito dai cittadini che oggi sono sempre più smarriti e confusi.

20 luglio 2006

I nuovi conservatori liberali

Caro direttore, quasi quasi meritava perdere le elezioni per sentire finalmente un leader del centrodestra parlare di strategia politica, di identità di partito, di collocazione ideale, di prospettive. Che superasse la sindrome della vittoria scippata. Che facesse capire che la sconfitta elettorale non è solo colpa di ventiquattromila voti rubati di notte. E che dichiarasse, più o meno apertamente, che bisogna ricominciare da capo, con idee finalmente chiare e definizioni finalmente precise di che cosa la destra è e deve essere. Nel silenzio sempre più incomprensibile degli altri, vi ha provveduto Gianfranco Fini con il suo discorso al Consiglio Nazionale del suo partito. Spero che sia l’inizio di un dibattito interno a tutta la ex-Casa delle libertà. E spero che abbia successo, perché solo con quel genere di discorso la Casa delle libertà può finalmente uscire dal limbo di una coalizione che una volta vince e un’altra perde, ma sempre dando la sensazione di provvisorietà, fragilità, transitorietà.

20 novembre 2005

Italia e Usa formatori di talenti

di Marcello Pera (Presidente del Senato della Repubblica) e Ronald Spogli (Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia

Si è chiusa la Settimana internazionale dell'istruzione (International Education Week). Dal suo inizio nel 2000, la Settimana internazionale dell'istruzione è cresciuta per importanza e per intenti ed è celebrata in più di 100 Paesi in tutto il mondo.Volta a promuovere la politica dell'istruzione internazionale, questa importante iniziativa intende stimolare tra i nostri giovani una maggiore comprensione del mondo, delle sue lingue e culture. Fattori questi che devono essere tenuti in gran considerazione se si vuole continuare a competere con successo nell'economia globale, sostenere un ruolo di leadership mondiale e al contempo accrescere la sicurezza nazionale.

19 Ottobre 2005

Democrazia e cristianesimo non sono miti 
La democrazia è un mito. Perché? Perché, come leggo sul Corriere, «la negazione della democrazia non è qualcosa di contraddittorio». Per fortuna, la democrazia non è sola. Anche il cristianesimo è un mito, e per la stessa ragione: perché «la negazione di ciò che esso afferma non è qualcosa di contraddittorio in se stesso».Dunque, quelli di Norcia (ma chi erano? che cosa dicevano? che ci facevano proprio lì?) hanno sbagliato tutto. E più di ogni altro ha sbagliato Papa Ratzinger, che li ha presi sul serio, gli ha inviato un messaggio, e soprattutto si ostina a credere che non solo il cristianesimo non è un mito, ma addirittura è una religione rivelata da Dio, che deve avere spazio nella coscienza degli individui, essere presente nella società, trovare posto nella legislazione positiva degli Stati.

18 Giugno 2005

"E' possibile conciliare scienza e fede"  

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28 maggio 2005

Ecco perché non andrò a votare

Fra i tre diritti costituzionali di cui disponiamo al referendum sulla legge che disciplina la fecondazione assistita (votare sì, votare no, astenersi), il terzo, che è quello di cui personalmente mi avvarrò, sembra il più controverso. Lo si considera un inganno o uno stratagemma furbo di chi, pur non prendendo partito, decide dell'esito del referendum. Ritengo che sia vero il contrario. Astenersi in modo deliberato e consapevole non significa lavarsi le mani dei quesiti referendari, piuttosto significa conoscerli, volere che la legge resti così com'è, e soprattutto significa affidare al Parlamento il compito della sua eventuale revisione.In tutto il mondo, i temi di bioetica dividono non solo le forze politiche ma le coscienze dei cittadini.