«Due gravi incoerenze di Berlusconi nelle dichiarazioni al Corriere della Sera significano che non sa ancora quali pesci pigliare. Per ora, li prende entrambi per la coda».

Così Marcello Pera, presidente del comitato nazionale LiberiSì in sostegno della riforma costituzionale.

Dichiaraze del presidente Pera “Nel 1994, Berlusconi sconfisse la gioiosa macchina da guerra di Occhetto, D’Alema, Bersani, oggi dovrebbe impegnarsi a battere anche la riedizione lugubre di Grillo, D’Alema, Salvini. Invece sembra confondersi mestamente con loro”. Lo ha dichiarato Marcello Pera, presidente di LiberiSì.

Corriere.it: Referendum, il gioco delle parti attorno alle urne
Cacciari dice Sì nonostante la riforma faccia «schifo», Urbani «per disperazione» Poi ci sono «quelli che No» solo per battere Renzi

di Tommaso Labate

«Diciamocela tutta. Io voto Sì, ma per disperazione». A onor del vero, la traccia più evidente del Sì referendario del professor Giuliano Urbani, che l’altro giorno si è sottoposto al confronto di #Corrierelive con la vicepresidente dei Comitati per il No Anna Falcone, stava appuntata sul bavero della giacca. Una gigantesca spilla bianca con la scritta «Liberi Sì», per grandezza più simile alle coccarde della prima Forza Italia che alle spillette tradizionali. Il resto era quasi un elenco di doglianze di quello che non va, nel referendum.

La costituente possibile. Un appello a tutti i leader politici

Bene che il governo Draghi continui fino al 2023. E bene anche che Mattarella prolunghi il suo mandato: la combinazione per un paese migliore, a costo di modificare la costituzione

 

Per prima cosa, i destinatari. Mi appello a Salvini come a Letta, a Meloni come a Di Maio, a Renzi come a Conte, a Berlusconi e a tutti quelli che hanno la bontà di ascoltare e riflettere un po’, e che non vogliono semplicemente trascinarsi o farsi trascinare dalle bagattelle quotidiane, ma diventare protagonisti di un processo per un’altra Italia. Poi, la premessa.

Mentre Draghi si dedica autorevolmente, e per il tempo che serve, alla gestione del Recovery
Pera: rifacciamo la Costituzione

Per restituire ai partiti e al parlamento il loro ruolo

di Marcello Pera

Caro direttore,

vorrei esporLe un'idea che credo sarebbe utile a tutti noi nel breve e lungo termine. È molto semplice e tutti possono facilmente capirla e valutarla, ma prima di scartarla sarebbe opportuno rifletterci sopra.

Parto da una premessa, che è tanto nota e condivisa da richiedere poche parole. Attualmente la Costituzione italiana, nella parte seconda, quella che riguarda l'organizzazione delle nostre istituzioni, è di ostacolo alla governabilità e di impedimento all'unità nazionale. La nostra repubblica è diventata tanto poco parlamentare che, ad ogni misura importante da prendere, lascia la parola solo al governo, che ormai da molto tempo agisce per decreti legge, con emendamenti unici da votare con la fiducia, con informazioni presentate solo all'ultimo momento oppure quando è ormai passato il momento. Il parlamento conta sempre meno, nei momenti topici quasi nulla.

Sono critici almeno tre punti adottati. Lo sostiene Marcello Pera, già presidente del Senato
Crisi, una procedura stravagante

A partire del ruolo di esploratore assegnato a Fico

di Marcello Pera

Signor direttore,

come Lei sa io non sono un costituzionalista e neppure un giurista di altro tipo. Su questi argomenti vado a spanne, fidandomi della mia esperienza e del mio naso, che ogni tanto fiuta qualcosa che non gli pare per il verso giusto. Questo vuol dire che il più delle volte mi sbaglio, ma qualche volta ci vado vicino. Mi segua se può, e mi corregga se lo ritiene. Ho qualche riserva sulla procedura che si sta seguendo per la soluzione della crisi. Tre punti mi appaiono critici.