22 Maggio 2010

Intervista all'ADNKRONOS 

''C'e' un'asimmetria tutta italiana: 
quando la sinistra vince governa, quando invece vince Berlusconi deve governare con gli altri...''. Marcello Pera accoglie con queste parole l'appello lanciato da Pier Ferdinando Casini al premier Silvio Berlusconi per un patto tra maggioranza e opposizioni per affrontare  la crisi economica e per fare le grandi riforme di cui il paese ha bisogno.  ''Io penso che le riforme le debba fare la maggioranza, anche perche' le riforme condivise sono le riforme peggiori''. Secondo Pera ''solo in Italia'' si ragiona nei termini di modificare le maggioranze o i governi votati  dagli elettori in base alle difficolta' del momento. "'Penso che sia la maggioranza che deve portare le sue idee, le sue ricette. Poi sta all'opposizione condividerle o meno. In Europa nessuno si sognerebbe di fare un ragionamento diverso. In Germania -ricorda l'esponente del Pdl- finita la 'grosse koalition', governa chi ha vinto''. Quanto alla situazione interna del Pdl, Pera esclude una sua 'fuoriuscita' dal partito: ''Da li' non mi muovo'', assicura. 

Intervista a "La Gaceta"

Soy pesimista: Europa va camino de hundirse y ser presa del islam

Europa ha pasado ya por una fase de negacion del cristianismo. El resultado ha sido dictaduras e ideologias totalitarias: nazismo, comunismo, antisemitismo. Eso pasa cuando negamos el fundamento cristiano de nuestra libertad...

Intervista a !La Nacion" leggi l'articolo

El blanco al que le apuntan no es el Papa, sino la Iglesia

Los casos de abuso, según el pensador liberal

Elisabetta Piqué Corresponsal en Italia

12 Luglio 2009

VALENCIA. Como enemigo acerrimo del relativismo posmodernista de los siglos XX y XXI, Marcello Pera es uno de los principales adalides del liberalismo conservador europeo, posicion desde la que defiende la universalizacion de los valores cristianos para todos los ciudadanos europeos, independientemente de sus creencias previas. Este pertinaz filosofo, metido a politica a traves de Forza Italia, presidio' el Senado transalpino entre 2001 y 2006, y fue reelegido en 2008 por Silvio Berlusconi para ocupar uno de los escanos de la camara alta. Pera ha sido uno de los ponentes invitados esta semana al curso "Identidad europea, ciudadania y globalizacion" de la Universidad Internacional Menendez Pelayo (UIMP).

11 Maggio 2009

Intervista a La Nazione, Giorno, Resto del Carlino

"L'Europa chiude gli occhi e scarica sui singoli governi"

Remo Santini

Presidente Pera, Berlusconi dice no all`Italia multietnica e la Lega plaude. Lei è d`accordo? �«Io lo dissi anni fa e fui bersagliato da tante critiche, quindi sono certamente d`accordo. Credo ci sia un problema di conservare l`identità, e che quindi non si possano alimentare delle tensioni che poi inevitabilmente nascono dalla commistione di troppe etnie. Questo è un terreno delicato su cui procedere con prudenza perchè per l`integrazione c`è una soglia oltre la quale non si riesce più a controllare la situazione�». 

26 Marzo 2009

di Giulio Lizzi

Presidente Pera, nel Suo recente libro "Perchè dobbiamo dirci cristiani il liberalismo, l'Europa, l'etica" ed. Mondadori - dicembre 2008, Lei affronta tematiche essenziali alla comprensione delle derive culturali del nostro tempo e fondamentali per dare un senso e un orientamento alla nostra civilta'. Quali sono le ragioni di questa profonda e organica riflessione? 

Parto da un dato, che è ormai molto riconosciuto. Stiamo attraversando una crisi che ha molti aspetti e cause, ma con una componente principale: quella morale e spirituale. In una parola, non sappiamo piu' bene chi siamo, quali sono i capisaldi della nostra cultura, quelli che dobbiamo conservare per evitare che essa degeneri o si affievolisca o scompaia. Le parole "dialogo", "tolleranza", ospitalità", "multiculturalità" sono li' a dimostrare l'esatto contrario di cio' che vorrebbero denotare, cioè la forza dei nostri regimi liberaldemocratici. Invece sono il rivestimento verbale nobile della nostra debolezza. Non sapendo rispondere alle domande: chi siamo? In che cosa crediamo? preferiamo dire che siamo aperti a tutto e tutti. Questo è precisamente il segno della crisi.