Interviste

Intervista su “Il Foglio”

Lo scolapasta di Pera: “Non faccio l’eroe, pronto a ritirare la norma sul ballottaggio”. Salvini? “Ha coccolato Vannacci e ora?”

Il filosofo, l’ex presidente del Senato, oggi senatore di FdI, è il babbo dell’emendamento sul ballottaggio: “Ho indossato le vesti del suggeritore non certo quelle del protagonista. Ora tocca alle forze politiche”

di Carmelo Caruso

Marcello Pera non indossa lo scolapasta. Il suo emendamento sul ballottaggio? Dice Pera: “Evita la palude, il ricatto delle forze estreme e aiuterebbe anche Schlein. Lo scontro Meloni-Schlein diventerebbe un duello alla Coppi e Bartali”. La norma Pera è la norma anti Vannacci? “Il generale viareggino ha tanti omologhi a sinistra. Vero professor Conte?”. Gli attacchi ibridi della Russia in Germania? “Sento i tamburi di guerra in Europa. Li prendo sul serio e li temo”. E Salvini? “Non lo capisco. Ha coccolato Vannacci, lo ha fatto crescere e ora che la Lega è stata superata nei sondaggi, che fa?”. Caro Pera, è rimasto solo? “Sì, sono solo”. Pera ritirerà l’emendamento? “Deciderò avendo sentito la maggioranza. Ma non metterò in testa lo scolapasta per fare l’eroe”.
Marcello Pera ama questa sua speciale e ultima solitudine. Il filosofo, l’ex presidente del Senato, oggi senatore di FdI, è il babbo dell’emendamento sul ballottaggio. Gli chiedo se sia pentito e cosa si prova a far la parte dell’uomo solo. Mi risponde con allegria, quella dei “benedetti” toscani: “Sì, sono solo, perché ho presentato da solo l’emendamento ed è giusto che, per ora, da solo resti. Come avevo detto, chiedevo a tutti, in primo luogo al mio centrodestra, una riflessione seria e un dibattito meditato. Ho indossato le vesti del suggeritore non certo quelle del protagonista. Ora tocca alle forze politiche”. Quando finisce di dirlo gli ricordo che la possibilità che la sua norma venga votata è ormai minima e che la sua battaglia sta già passando come una bella battaglia al valore. Pera non la prenderebbe come una sconfitta, anzi: “Beh, se facessero riflessioni diverse dalle mie, me ne farei una ragione e anche io farei le mie riflessioni. Faccio di mestiere il filosofo e non ritengo che la verità sia vox populi, che è una aberrazione dei relativisti. E però se io mi alzo in Aula e dico ballottaggio e duecento senatori mi dicono ballottaggio no, un pensiero ce lo devo fare. Anche se continuo a pensare che la mia soluzione sia la migliore, lo scolapasta dell’eroe in testa non me lo metto”. Sorridiamo. Con la metafora dello scolapasta in testa elenchiamo tutte le obiezioni del Pd e del senatore Dario Parrini, il Pera della sinistra, che parla di incostituzionalità. Il vero Pera dice che “sì, lo sento anche io il senatore Parrini che parla di incostituzionalità del ballottaggio. Ma gli devo ricordare io la storia del suo partito a partire dal programma della ‘gioiosa macchina da guerra di Occhetto’ nel 1996, che il ballottaggio lo chiedeva? E la Bicamerale D’Alema? E la proposta condivisa da D’Alema e sottoscritta da Berlusconi, Mattarella, Nania, Salvi, Cossutta, Boselli e tutti? E le tesi dei saggi del governo Letta? Tutte approvate da Parrini. E i disegni di legge Nicoletti, Bazoli, Rosi Bindi e altri del 2013 per introdurre il ballottaggio quando addirittura Camera e Senato avevano elettorati diversi? Tutte sostenute da Parrini. In realtà questo solerte senatore che cambia opinione ogni anno è così spaventato di non essere rieletto che diventa il tarantolato di Elly”.
 

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