Interviste

Intervista a Marcello Pera su “la Repubblica”

Pera rilancia l’assemblea costituente: “È la Carta la prima riforma da votare. Si può fare in due anni”

La proposta dell’ex presidente del Senato: “Una commissione ad hoc eletta dal popolo con 75 membri non parlamentari può dar vita a un sistema più efficiente e snello”

di Francesco Bei

Dal suo buen ritiro di Lucca (“ormai a Roma vengo poco”), l’ex presidente del Senato Marcello Pera si rifà vivo con la proposta di un’assemblea costituente: settantacinque membri, eletti con la proporzionale, tanti quanti ne contava la commissione Ruini che nel 1946 scrisse la Costituzione.

C’è già un governo di larghe intese chiamato da Mattarella proprio per fare le riforme. Che bisogno c’è di eleggere un organismo ad hoc? E’ pessimista sulla possibilità di successo di Draghi?
“Non è solo questo. Questo governo proverà a fare, e forse ci riuscirà pure, qualche riforma utile. Ma saranno riforme necessariamente incomplete, perché i veri nodi, come tutti sanno, stanno da un’altra parte”.

Il problema è la Costituzione?
“Prendiamo ad esempio la giustizia.  Nelle riforme da fare per ottenere i fondi del piano Recovery si parla di velocizzare i processi, e certamente l’ottima ministra Cartabia farà del suo meglio. Eppure la Costituzione prevede che “contro le sentenze”, anche quelle su liti banali fra vicini di casa, è sempre ammesso il ricorso in Cassazione, dunque tre gradi di giudizio. Oppure, fra le stesse riforme, si parla di limitare l’appello del pubblico ministero, che però in nome della Costituzione la corte costituzionale ha sentenziato impossibile”.

Altri punti da rivedere?
“Ma sono quelli di sempre!  Due Camere con uguali poteri, che ostacolano la formazione di un governo quando, come spesso ormai accade, non hanno maggioranze omogenee. Una ventina di repubbliche pressoché onnipotenti, che impediscono al governo di assicurare l’unità nazionale. Un presidente del consiglio che non ha neppure il potere, accordato a ogni sindaco d’Italia, di sostituire un proprio ministro. Posso continuare, se crede…”.

E la prima parte della Carta, quella sui principi generali?
“Nel 2012, in Parlamento presentai una proposta analoga. E Napolitano mi disse che anche la prima parte va ritoccata… quasi non credevo alla mie orecchie”.

E lei cosa gli rispose?
“Presidente, se lo dice lei!”.

Senta, sembra il giorno della marmotta, ha presente quel film dove il protagonista rivive in eterno la stessa giornata? Nel 2013 Letta, come oggi Draghi, guida un esecutivo di larghe intese, si forma una commissione di 35 saggi per riformare la Costituzione. Si ricorda com’è finita no?
“Onestamente l’altra volta erano tutti scettici in partenza, quella commissione si fece solo per guadagnare qualche tempo. Proprio per questo propongo di cambiare strada: una commissione ad hoc eletta dal popolo, con 75 membri che non possono essere già parlamentari. Diamo fiducia al popolo italiano per una volta”.

Ma i tempi? Ci sono?
“Se tutti capiscono che questa cosa non è fatta per avvantaggiare qualcuno a scapito di altri, i tempi ci sono. Il mio sogno è che si vada a votare nel 2023 insieme per le Politiche e per il referendum sulla nuova Costituzione. Nella stessa giornata. Sarebbe magnifico, la nascita davvero della Seconda Repubblica con una nuova Costituzione”.

Non era già nata?
“Mi pare che siamo sempre all’agonia della Prima”.

Se davvero fosse approvata questa “commissione dei 75”, le si candiderebbe per farne parte? Pera come Meuccio Ruini?
“No, la guarderei volentieri nascere ma dovrebbero farne parte dei trentenni, non delle vecchie cariatidi. In fondo sarebbe l’atto battesimale di una nuova Costituzione, affidata a una nuova generazione politica che si prende in mano il proprio futuro”.

E’ diventato un sognatore…
“Vorrei chiudere la mia vita vedendo realizzato questo sogno”.

E con Draghi come la mettiamo? Salvini, a cui lei è molto vicino, lo ha già candidato al Quirinale…
“Con questa proposta, il presidente del consiglio Draghi resta al governo fino al 2023. È un bene che così sia, perché Draghi è l’unico che può portarci fuori dalla pandemia, assicurarci la concessione dei fondi Recovery e fare quelle riforme che sono necessarie per ottenerli e utilizzarli. Draghi è la nostra fideiussione bancaria verso l’Europa, se manca la sua firma i soldi non ci arrivano più, anzi li rivogliono indietro”.

E Mattarella?
“Anche il presidente della Repubblica Mattarella resta al suo posto fino al 2023, è prevista una proroga fino alla data di promulgazione del nuovo testo costituzionale. Il sacrificio che gli si chiede è quello di rimanere in carica solo un anno in più. E anche questo è un bene, sia perché Mattarella ha mostrato di garantire gli equilibri con soddisfazione pressoché unanime, sia perché è, a dir poco, istituzionalmente non elegante far eleggere un nuovo presidente della Repubblica da un Parlamento che già adesso è riformato col taglio dei parlamentari”.

Salvini non sarà contento se le elezioni slittano a scadenza naturale, non crede?
“Non mi pare che Salvini parli più di voto anticipato…In ogni caso questa proposta scontenta chi aveva in mente di andare a elezioni l’anno prossimo, ma anche chi pensa di far eleggere il nuovo capo dello Stato da questo Parlamento. Non è ritagliata sulle convenienze di nessuno, per questo può essere accolta da tutti. Da Salvini, da Letta, da Meloni e da Di Maio”

Salvini come l’ha presa?
“Ha avuto il testo, come gli altri. Ho sentito dire che è interessato. Ma non so se essere contento o  farmi il segno della croce. Mi astengo per il momento da gesti apotropaici e resto in attesa”.

I partiti non saranno entusiasti di essere espropriati dall’ennesima commissione di esperti…
“Guardi che la proposta della Commissione costituente assegna ai partiti politici un lavoro alto e nobile. Misurandosi sulle riforme della Costituzione, essi potranno definire la propria identità o trovarne una. Liberali, conservatori, socialisti, riformisti, sovranisti o come altro si definiscano vuol dire poco finché si ragiona alla giornata su piccoli temi. E comunque meglio litigare sulla Costituzione che sulle mascherine o sull’ora in meno del coprifuoco”.

Leggi l’intervista su www.repubblica.it

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