Interviste

Intervista sul “Corriere della Sera”

«La pagina di Tangentopoli è ormai chiusa»

di Roberto Zuccolini

Pera: il conflitto giustizia-politica c’ è stato, affidiamolo agli storici. Ora riforme concordate Corriere della Sera, 2 novembre 2001 DAL NOSTRO INVIATO LONDRA

– «La pagina di Tangentopoli è chiusa: ora guardiamo al futuro. Sul terreno della giustizia maggioranza e opposizione possono lavorare insieme». Anche a Londra arrivano gli echi delle polemiche di casa nostra sulla giustizia, l’ intervento di Silvio Berlusconi sulla «guerra civile» del pool di Mani pulite, i nuovi litigi che si aggiungono ai vecchi. Ma per Marcello Pera è giunto il momento di voltare pagina. Anzi, per il presidente del Senato la pagina ormai è già chiusa «anche agli occhi dell’opinione pubblica» e bisogna guardare avanti, cioè alle riforme possibili «in modo bipartisan». Non è solo perché qui, nella capitale inglese, tutto sembra più soft e ricondotto alla normale dialettica politica. E neanche perché, nel cordiale incontro con lo speaker della Camera dei Comuni, Michael Martin, si è respirato il tradizionale fair play dei rapporti tra laburisti e conservatori: il presidente del Senato, in visita per due giorni ai suoi «omologhi» del Regno Unito, è convinto che questa sia la strada da percorrere. Un’ intesa fra tutte le forze presenti in Parlamento sulle grandi questioni istituzionali, ma anche sul ruolo dell’ Italia nel mondo e in Europa.Tra i suoi incontri londinesi c’ è anche quello con il Lord Cancelliere che qui, oltre a dirigere un ramo del Parlamento amministra anche la giustizia. Può essere un esempio per l’ Italia? «Il fatto che in Gran Bretagna il Senato sia anche l’ organo di appello per le cause civili e penali fa capire quanto sia più stretto il rapporto tra politica e magistratura. Senza auspicare che lo stesso sistema venga introdotto nel nostro Paese, mi limito a costatare che qui il tema della giustizia non suscita particolari polemiche».Silvio Berlusconi ha appena accusato il pool di Mani pulite di avere portato avanti una «guerra civile». «Sono il presidente del Senato, non mi tirate per la giacca. Il conflitto c’ è stato anche perché alimentato a suo tempo dall’ opinione pubblica e dai giornali. Ma ormai, da qualche anno, il clima è cambiato. Basta pensare che quando ero responsabile di Forza Italia per i problemi della giustizia scelsi di concordare il programma del partito con gran parte della magistratura».Ma le ferite sono ancora aperte. «Dobbiamo considerare chiusa questa pagina e consegnarla agli storici. Nello stesso tempo bisogna lavorare a programmi di riforma concordati con magistrati di varie tendenze per rendere un servizio alla giustizia secondo il modello europeo».Magari anche con l’ aiuto di una commissione d’ inchiesta su Tangentopoli? «Se c’ è volontà di guardare avanti, lo strumento tecnico da utilizzare diventa un problema secondario. Spesso si guarda solo al contingente, alle frizioni che ancora esistono, ma la condivisione di certi argomenti tra i diversi schieramenti politici è ormai una realtà. L’ ho visto in questi giorni in Luciano Violante come in tanti risultati della scorsa legislatura, dal disegno di legge sul giusto processo alla modifica dell’ articolo 513 del codice di procedura penale fino ai rapporti positivi che noi, allora all’ opposizione, costruimmo con alcuni ministri del centrosinistra».Ma oggi il presidente del Consiglio sembra il primo a riaprire la polemica. «E’ difficile dire chi è il primo in certe vicende. Credo piuttosto che ormai il desiderio di voltare pagina è condiviso da una larga parte dell’ opinione pubblica oltre che dai principali partiti politici. Si tratta di un processo irreversibile».Come bisogna leggere gli ultimi attacchi della stampa estera a Prodi e a Berlusconi? «Ci saranno ancora episodi del genere, anche diretti contro altri Paesi. E’ inevitabile in questo momento del processo di integrazione europea. Non vedo però giustificazioni per un accanimento contro l’ Italia».Che cosa pensa dello scontro in atto sulla vicenda dell’ Airbus? «E’ una questione tecnica e politica al tempo stesso. Occorre valutare costi e benefici anche per la nostra industria. Bisogna fare tutto ciò che si può per favorire l’ integrazione europea senza dimenticare gli interessi nazionali».Come giudica l’ esclusione dell’ Italia dal prevertice di Gand tra Francia, Germania e Gran Bretagna? «Il nostro Paese fa già parte, di fatto, del direttorio: siamo la quinta potenza mondiale, sediamo al G8 e risultiamo tra i maggiori contribuenti dell’ Onu. Certo, non è stata una mossa utile il mancato invito dell’ Italia: non ha indispettito solo l’ Italia, ma anche altri Paesi mettendo Prodi in difficoltà oggettiva».Che cosa pensa del soccorso di Berlusconi a Prodi, criticato in Europa? «Non è tanto un atto bipartisan quanto la molla che dovrebbe scattare sempre in questi casi. Non ci dovremmo mai dividere su questioni internazionali e sul ruolo dell’ Italia».Non vede però una frizione tra l’ europeismo del ministro degli Esteri Renato Ruggiero e la linea del governo? «Non vedo alcuna rottura. Dobbiamo distinguere tra polemiche politiche e questioni nazionali. In questo senso auspico la partecipazione del centrosinistra alla manifestazione di solidarietà con gli Stati Uniti del 10 novembre».Lei ci andrà? «Fisicamente non ci sarò per onorare la carica istituzionale che ricopro. Ma idealmente sarò in quella piazza. Come già spiegai in aula al Senato sono in gioco i valori dell’Occidente».Vede la possibilità di un miglioramento dei rapporti tra maggioranza e opposizione al Senato? Marcello Pera ci riflette un attimo. Poi conclude con una battuta in inglese: «I don’ t know. I hope». «Non so, lo spero».

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